Giornata Mondiale delle Zone Umide: la provincia di Varese tra le aree interessate

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La palude Brabbia

MILANO, 1 Febbraio 2021 – La Giornata Mondiale delle Zone Umide è una ricorrenza istituita nel 1997 e celebrata annualmente il 2 febbraio, in occasione dell’anniversario dell’adozione della Convenzione sulle zone umide d’importanza internazionale, firmata a Ramsar in Iran il 2 febbraio 1971. La giornata ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sul ruolo fondamentale che svolgono questi ambienti. Laghi, paludi, torbiere e specchi d’acqua accolgono la più grande biodiversità della Terra, sono fulcro di importanti rotte migratorie e ci aiutano a far fronte ad eventi meteorologici estremi. Queste aree, però, sono ecosistemi particolarmente sensibili all’impatto dei cambiamenti climatici ed è pertanto importante mantenere alta l’attenzione sulla loro integrità e salvaguardia.

«La perdita di habitat, l’inquinamento diffuso, l’eccessivo sfruttamento delle risorse, i crescenti impatti delle specie aliene invasive e, in generale, i cambiamenti climatici sono i fattori chiave della diminuzione di biodiversità e del degrado degli ecosistemi. – spiega Lorenzo Baio, Responsabile Settore Acqua di Legambiente Lombardia  Spesso si sottovalutano questi fenomeni derubricandoli come lontani da noi. Ebbene, gli effetti della pandemia COVID -19 dovrebbero aiutare a comprendere quanto ecosistemi fragili siano meno efficaci a contenere il salto di specie all’origine dello sviluppo di virus letali e di pandemie. Il nostro futuro e il benessere del Pianeta dipendono anche dalla capacità di proteggere la natura: aumentando l’estensione delle aree protette, restaurando le aree degradate, integrando la conservazione e il valore della natura nei settori produttivi, riducendo le minacce ed i rischi naturali e combattendo gli effetti del cambiamento climatico».

Tra le cause di questa significativa riduzione nella nostra regione vi sono le pratiche agricole intensive, l’abbandono delle tradizionali attività agro-pastorali, l’alterazione degli equilibri idrici, l’inquinamento, l’invasione di specie vegetali e animali aliene, l’urbanizzazione e lo sviluppo di infrastrutture. L’azione umana ha delle grandi responsabilità sia per l’uso intensivo del suolo che per il massiccio utilizzo di diserbanti, che sono molto dannosi per la biodiversità presente nei corsi d’acqua. Inoltre è prioritario ridurre l’inquinamento degli ecosistemi acquatici migliorando la depurazione e diminuendo la pressione causata da captazioni e da mini impianti idroelettrici che modificano l’idromorfologia dei fiumi prevalentemente per la produzione di energia, ma senza il rispetto degli ecosistemi acquatici.

La valorizzazione di queste aree è indispensabile e passa anche attraverso progetti di ricerca e studio per la salvaguardia degli habitat umidi con azioni di miglioramento e tutela. Esempio ne è il progetto “Areté – Acqua in rete: gestione virtuosa della risorsa idrica e degli agroecosistemi per l’incremento del capitale naturale”, con interventi di riqualificazione ecologica e ottimizzazione della circolazione dell’acqua, che permette un incremento diffuso della biodiversità e un migliore approvvigionamento da parte delle realtà agricole, in particolare recuperando le “bose”, buche di raccolta dell’acqua piovana, molto sfruttata in passato per poter disporre di una riserva di acqua per usi irrigui o altre funzioni legate all’agricoltura. L’area ha come fulcro la Valle del Ticino, ma si estende verso ovest fino colline novaresi, nelle zone ricomprese nella Riserva MAB UNESCO Ticino Valgrande Verbano, scende verso la Lomellina, mentre a est raggiunge l’Alto Milanese. Il progetto triennale di cui Legambiente Lombardia è partner, è cofinanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando “Capitale Naturale 2018” ed è guidato dal Parco Lombardo Valle del Ticino.

Un altro progetto che vede Legambiente Lombardia all’interno di un ampio partenariato e con capofila Istituto Oikos, impegnato per riqualificare habitat fluviali è Sistema Olona, che nella provincia di Varese mira alla sistemazione delle sponde del fiume, alla riqualificazione della vegetazione, al miglioramento dei sottopassi per la fauna e al ripristino di aree umide legate al fiume, nonché a ridurre l’impatto delle grandi infrastrutture che tagliano la fascia Pedemontana.

Le aree umide sono ambienti che hanno una funzione fondamentale per garantire le risorse acqua e di cibo e lo di stoccaggio del carbonio, ma sono anche luoghi di grande bellezza e pertanto fruibili e visitabili in ogni stagione, compresa quella invernale, per svolgere escursioni naturalistiche e birdwatching. I circoli di Legambiente, da sempre impegnati nella valorizzazione del territorio attraverso i Centri di Educazione Ambientale, la Rete Natura e il Servizio di Vigilanza Ambientale, quotidianamente portano avanti esperienze di tutela e conservazione della biodiversità, grazie alle quali si contribuisce alla protezione di questi habitat complessi e delicati. In un anno ancora segnato dall’emergenza sanitaria non è stato possibile realizzare escursioni e visite guidate per favorire la tutela e la conoscenza degli ecosistemi acquatici attraverso azioni di sensibilizzazione dei cittadini, ma i circoli di Legambiente sul territorio lombardo si sono mobilitati con attività di citizen science (monitoraggio della fauna, censimento e degli ambienti umidi minori), con la promozione di adozione di ambienti umidi minori (stagni, pozze, fontanili, ecc.) non adeguatamente tutelati e con interventi di ripristino ambientale (rimozione dei rifiuti, realizzazione di sentieri, ecc.) e lanciando una campagna social per mantenere alta l’attenzione su queste aree a cui hanno aderito i circoli locali di Rho, Monza, Varese, Bergamo, Bellano-Lario Orientale, Usmate-Velate, Cassano Magnago, Parabiago e della Lomellina.

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