VARESE, 23 gennaio 2026-Con 40.192 nuove diagnosi registrate nel 2024, il tumore alla prostata si conferma la neoplasia più frequente tra la popolazione maschile in Italia. Nonostante l’assenza di un programma nazionale organizzato, la Lombardia e la Basilicata hanno rotto gli indugi, diventando le prime regioni italiane ad attivare percorsi di screening strutturati, digitali e gratuiti.
Il modello lombardo: digitale e capillare
Il programma della Regione Lombardia, attivo da novembre 2024 e coordinato dalle ATS, si fonda su un approccio a più livelli:
Accesso digitale: Il cittadino compila un questionario online tramite il proprio Fascicolo Sanitario Elettronico.
Voucher PSA: Gli utenti idonei ricevono un voucher (valido 30 giorni) per effettuare gratuitamente il test dell’Antigene Prostatico Specifico.
I dati a dicembre 2025 indicano un grande successo: su circa 26.000 cittadini che hanno compilato il questionario, oltre 20.000 sono risultati idonei e circa 7.000 hanno già effettuato il test del PSA. Da gennaio 2026, la fascia di inclusione è stata ampliata ai soggetti tra i 50 e i 59 anni, con l’obiettivo di arrivare ai 69 anni entro la fine dell’anno.
L’esperienza in Basilicata: Intelligenza Artificiale e prevenzione precoce
In Basilicata, il percorso (attivo da giugno 2025) si distingue per l’uso di tecnologie avanzate e un target anagrafico esteso:
Target ampio: Lo screening è rivolto agli uomini tra i 45 e i 70 anni.
Supporto IA: Viene utilizzata l’intelligenza artificiale per supportare la lettura delle risonanze magnetiche, riducendo i falsi positivi e le biopsie inutili.
Risultati: A dicembre 2025 si contano già 9 diagnosi positive e 3 interventi di prostatectomia radicale conclusi grazie alla diagnosi precoce.
Verso una strategia nazionale
Fondazione Onda ETS, guidata dalla Presidente Francesca Merzagora, sottolinea come queste sperimentazioni regionali debbano ora convergere verso una regia nazionale. L’obiettivo è garantire equità di trattamento su tutto il territorio, superando le attuali disparità regionali attraverso protocolli standardizzati e la promozione di Unità prostatiche multidisciplinari.
Secondo Nicoletta Orthmann, direttrice medico-scientifica della Fondazione, una governance centrale permetterebbe di monitorare l’efficacia del sistema e prevenire il rischio di sovradiagnosi, garantendo la sostenibilità del percorso nel tempo.





