LUINO, 10 luglio 2026-La Guardia di Finanza di Varese continua a dare la caccia agli evasori fiscali. Questa volta i controlli hanno colpito il mondo dei giochi e delle scommesse, in particolare le sale slot e i locali della zona, portando a galla un maxi imbroglio.
A muoversi sono stati i finanzieri di Luino che, incrociando i dati e studiando i movimenti di diverse attività, hanno scoperto un vero e proprio sistema per non pagare le tasse sulle slot machine (sia i modelli classici AWP che le videolottery VLT).
In pratica, i veri proprietari delle sale giochi avevano creato delle società ad hoc (delle S.a.s.) e usavano un trucco: intestavano continuamente le quote della società a dei prestanome di origine cinese. Spesso queste persone, appena firmati i documenti per prendersi la colpa sulla carta, sparivano e tornavano in Cina.
Il meccanismo era semplice: i veri gestori dichiaravano al Fisco solo il 10% dei guadagni e su quello pagavano le tasse. Il restante 90% veniva attribuito ai prestanome che si davano il cambio uno dopo l’altro. In questo modo le tasse su quel 90% venivano sì calcolate, ma nessuno alla fine le pagava mai. Cambiando continuamente i nomi dei soci, i veri boss del giro riuscivano a nascondersi e a non farsi beccare.
I controlli sono andati a ritroso dal 2018 al 2024. In sei anni, i finanzieri hanno calcolato che il gruppo ha nascosto al Fisco un guadagno complessivo di oltre 4,7 milioni di euro, intascando così 1 milione e 700 mila euro di tasse che non sono mai state versate allo Stato.
Ma non è tutto. Nei locali c’era anche un altro servizio illegale: i clienti usavano i bancomat e i POS della sala giochi non per pagare, ma per fare dei finti acquisti e farsi dare del denaro contante direttamente alla cassa. Quei soldi servivano per continuare a giocare subito alle slot. Un giro di contanti non autorizzato che per legge equivale a fare banca in modo abusivo.
Alla fine delle indagini, la Guardia di Finanza ha denunciato sette persone. La Procura ha chiuso gli accertamenti e ha già chiesto il processo per tutti i sette indagati, accusati di aver presentato dichiarazioni dei redditi false e aver nascosto i guadagni veri.




