VARESE, 28 settembre 2026- di GIANNI BERALDO
Un quadro a tinte fosche, segnato da una riorganizzazione che finora ha prodotto solo tagli e da una produzione che non riesce a ripartire. È quanto emerso questa mattina nella sala consiliare della Provincia di Varese, durante il vertice territoriale promosso dal Presidente Marco Magrini e dal Prefetto Salvatore Pasquariello, per fare il punto sulla vertenza del sito Beko di Cassinetta.
Un incontro cruciale, concepito come tappa preparatoria in vista del tavolo nazionale fissato per il prossimo 8 ottobre a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
Attorno al tavolo, si sono ritrovati sindacati ed esponenti politici del territorio così come rappresentanti istituzionali come (Camera di Commercio e Confartigianato ad esempio), determinati a far valere una posizione unitaria.
Un’intesa trasversale sottolineata anche dall’assessore regionale Simona Tironi e dal senatore Alessandro Alfieri, intervenuti in

videoconferenza per ribadire la necessità di superare gli steccati di parte e fare squadra tra maggioranza e opposizione a tutela dei lavoratori e del tessuto industriale varesino.
A misurare le dimensioni del problema sono state le analisi tecniche elaborate dall’Università LIUC, che delineano un impatto economico devastante per l’intera provincia. La contrazione delle attività nello stabilimento di Cassinetta sottrae al territorio circa 14 milioni di euro all’anno, facendo sentire i propri effetti negativi non solo sulla filiera della componentistica, ma sull’intero comparto dei servizi e della logistica.
I licenziamenti e le uscite hanno finora colpito principalmente 10 comuni dell’area, con Besozzo in testa per numero di lavoratori coinvolti. Lo studio ha rivelato inoltre un dato preoccupante sulla ricollocazione: solo il 21% degli ex dipendenti ha aderito ai percorsi di politica attiva del lavoro, nonostante tutti siano stati contattati singolarmente. Una situazione di stallo favorita temporaneamente dagli ammortizzatori sociali (NASpI e CIGS), che rischia tuttavia di trasformarsi in attendismo o di alimentare sacche di lavoro sommerso. Tra chi ha già trovato un nuovo impiego, il 75% è rimasto occupato all’interno della provincia di Varese, mentre il restante 25% si è spostato fuori territorio.
Dall’altra parte della barricata, la dirigenza aziendale del gruppo turco ha cercato di rassicurare sulle proprie intenzioni di lungo periodo. Maurizio David Sberna, collegato da Roma, ha rivendicato un piano di investimenti da oltre 3 milioni di euro orientato all’automazione, alla robotica e alla sicurezza nelle aree a maggior rischio, come verniciatura e forni. Sberna ha inoltre confermato la prosecuzione del “Progetto Vesuvio” da 20 milioni per la cottura a marchio Whirlpool a cavallo tra il 2026 e il 2027, e un piano dal 2028 per la bonifica dei tetti in amianto e la posa di pannelli solari, necessari a contenere il costo dell’energia che oggi pesa per il 18% sui conti del sito.
Tuttavia, lo stesso rappresentante di Beko ha dovuto ammettere le pesanti difficoltà di mercato nella cosiddetta ‘fabbrica del caldo’, dove a fine luglio si registrava uno stock invenduto pari a 107 giorni di magazzino, contro una media fisiologica di 30 giorni. Un’impennata di giacenze che Paolo Fausto Calza Bodini ha legato alla contrazione generale delle vendite europee, giustificando così il costante ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, che a Cassinetta si attesta attualmente a una media del 14% nei tre impianti presenti. Calza Bodini ha anche difeso il percorso di riorganizzazione iniziato nel 2025, sostenendo che l’uscita degli esuberi ad agosto 2026 sia avvenuta in modo volontario e non traumatico.
L’allarme dei sindacati: «Così lo stabilimento non sopravvive»
Rilievi e rassicurazioni che non convincono affatto le organizzazioni sindacali, pronte a dare battaglia sui volumi produttivi. Giovanni “Nino” Cartosio, segretario generale della FIOM CGIL Varese, ha giudicato «disastroso» il trend dei forni da incasso, ricordando come le promesse iniziali di Beko di passare da 100mila a 300mila pezzi siano rimaste del tutto disattese. Cartosio ha inoltre sollevato il tema cruciale della concorrenza interna al gruppo, evidenziando come i costi di produzione più bassi degli stabilimenti rumeni rischino di mettere in discussione anche la linea dei frigoriferi, nonostante i tagli di personale abbiano temporaneamente riallineato i costi locali.
Sulla stessa linea Fabio Dell’Angelo, segretario della UILM Alta Lombardia, per il quale la scelta di non spingere su prodotti di alta gamma e altamente competitivi sta creando un circolo vizioso che dà l’impressione di aver solo rinviato la dismissione degli impianti italiani. Per Gennaro Aloisio, segretario della FIM CISL Varese, la formazione da sola non basta e serve una svolta immediata che porti carichi di lavoro concreti. Una necessità tradotta in numeri spietati dal rappresentante RSU Tiziano Franceschetti: per garantire la tenuta economica di Cassinetta e sottrarre forni, frigoriferi e microonde al declino, servono almeno 350mila pezzi in più all’anno, senza i quali la fabbrica non potrà sopravvivere.
A tirare le fila del malcontento territoriale in vista della trasferta romana è stato il consigliere regionale del PD Samuele Astuti (presenta anche Giuseppe Licata, altro Consigliere regionale espressione del territorio) il quale ha sottolineato come l’accordo siglato al Ministero nell’aprile 2025 sia stato nei fatti completamente disatteso dall’azienda.
Astuti ha evidenziato come l’unico traguardo realmente raggiunto dal gruppo Beko sia stata la drastica sforbiciata all’organico, costata il posto a 410 lavoratori.
Di contro, gli investimenti sbandierati non hanno trovato riscontro sul campo, i volumi del settore forni sono rimasti fermi ai livelli dello scorso anno e le giacenze continuano ad accumularsi, costringendo i dipendenti a un ricorso prolungato agli ammortizzatori sociali. Un quadro che, unito all’allarme lanciato dalla LIUC, impone alle istituzioni locali di presentarsi il prossimo 8 ottobre al MIMIT con una posizione fermissima, per esigere garanzie industriali stringenti e vincolanti prima che la crisi di Cassinetta travolga l’intera economia varesina.
Parlando di crisi e di indotto, non dobbiamo dimenticare quanto il futuro della Beko possa influire non solo sull’intera filiera produttiva collegata, ma pure tutto il settore dei servizi e logistica.
Crisi che ha degli effetti profondi, che potrebbero impattare per lungo tempo su tutto il territorio.




