VARESE, 5 ottobre 2026 – Destano forte preoccupazione nell’associazionismo e nel mondo sanitario locale gli sviluppi della complessa vicenda giudiziaria legata all’inchiesta della Procura di Ravenna. L’indagine riguarda il rilascio dei certificati medici di non idoneità alla permanenza all’interno dei Centri per il rimpatrio (CPR).
A prendere una posizione netta e pubblica è Oltremani Varese APS, che richiama l’attenzione sulle perquisizioni effettuate lo scorso 16 settembre nei confronti di oltre venti medici e professionisti sanitari operanti in diverse città d’Italia, tra le quali figura anche Varese.
Nel documento diffuso dall’associazione si rimarca con fermezza il valore deontologico e costituzionale dell’atto medico.
«Un medico deve poter esercitare la propria professione secondo scienza, coscienza e principi deontologici, valutando le condizioni di salute delle persone senza che la propria attività possa essere subordinata alle esigenze dell’apparato di trattenimento e rimpatrio», sottolinea l’associazione.
Secondo Oltremani Varese APS, stabilire se una persona possa o meno rimanere ristretta in un centro di detenzione non costituisce una semplice formalità burocratica o un adempimento amministrativo. Significa al contrario analizzare in profondità lo stato di salute fisico e psichico dell’individuo, accertandone la compatibilità clinica con le condizioni della struttura detentiva.
Oltre a chiedere che i medici che formulano diagnosi e certificazioni sanitarie nell’esercizio delle proprie competenze non vengano trasformati nel bersaglio di una criminalizzazione giudiziaria e mediatica, l’associazione sollecita un intervento strutturale per affrontare il nodo dell’immigrazione alla radice.
La detenzione amministrativa dei cittadini stranieri, evidenzia la nota, deve essere superata poiché i CPR non rappresentano né possono costituire una modalità ordinaria di gestione dei flussi migratori.
Nello specifico, sono tre le richieste avanzate:
Nessuna criminalizzazione dei sanitari: stop immediato a qualsiasi forma di colpevolizzazione nei confronti dell’attività professionale dei medici che valutano le condizioni di salute dei destinatari dei provvedimenti per i CPR;
Stop alla detenzione forzata: interruzione del ricorso alla detenzione amministrativa coatta per le persone migranti;
Chiusura dei CPR: il definitivo superamento e la chiusura dei Centri di permanenza per il rimpatrio su tutto il territorio nazionale.
Di fronte al blitz giudiziario e all’impatto sulla sanità locale, l’associazione lancia un monito affinché la comunità varesina non resti indifferente.
Alle richieste di Oltremani Varese APS hanno formalmente aderito nove importanti realtà associative del territorio:
Associazione Camminiamo Insieme ODV – Centro diurno “Il Viandante”, Associazione Giuristi Democratici Varese APS, Associazione Un’altra Storia Varese, Da Varese a Gaza, EOS Varese, Nazione Umana, Rete Antifascista Varese (RAV), Sanità di frontiera Varese ETS-ODV, Stare Bene Insieme APS.




