VARESE, 7 ottobre 2026-di GIANNI BERALDO
Dopo i primi due appuntamenti svoltisi a Milano, la nuova tappa del format “Cantiere Sanità”, promosso da Rete Popolare, si è tenuta questa sera a Varese nella Sala Ambrosoli di Villa Recalcati.
Un incontro aperto alle istituzioni, ai professionisti della salute così come a tutta la cittadinanza, che ha visto una partecipazione numerosa e un confronto articolato sul futuro del sistema sanitario lombardo. Durante il dibattito si è sottolineata l’urgenza di rafforzare i servizi di prossimità e la sanità territoriale, promuovendo una visione integrata della salute capace di unire benessere, stili di vita, innovazione tecnologica e lavoro di rete tra i diversi attori locali.
Tra i principali promotori dell’iniziativa figurano il Consigliere regionale Giuseppe Licata e la Consigliera regionale Claudia Carzeri

(entrambi del gruppo Forza Italia in Consiglio regionale). La serata si è aperta con l’intervento del Prefetto di Varese, Salvatore Pasquariello, che ha ricordato il «Legame profondo tra sanità e coesione sociale: «Una sanità è davvero sicura quando parliamo di sicurezza sociale: le istituzioni devono costruire una rete di protezione attorno alle persone. Un sistema efficiente cura bene ma deve anche saper ascoltare, creando percorsi sociali che non lascino indietro nessuno. Spesso il bisogno sociale e quello sanitario si presentano insieme; per questo servono interventi coordinati. Investire nella sanità significa quindi investire in una rete sociale utile al territorio».
Prendendo la parola sulle criticità attuali, il consigliere Giuseppe Licata ha sgombrato il campo da intenti celebrativi: «Questo vuole essere un incontro serio, non siamo qui per fare passerelle politiche. Gli ospedali in Lombardia funzionano molto bene e attraggono pazienti da tutta Italia, ma vi sono criticità innegabili, a partire dalla sanità territoriale. Stasera chiediamo ai relatori di consegnare alla politica proposte e idee concrete». Spetterà infatti alle istituzioni, alla politica, decidere come e dove investire le risorse necessarie per evitare che la ‘macchina’ dell’assistenza si inceppi, come troppo spesso è accaduto nei presidi ospedalieri e nelle Case di Comunità della provincia.
Al tavolo di confronto hanno partecipato Mauro Moreno (Direttore Generale ASST Sette Laghi), Salvatore Santo (Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Varese), Carlo Nicora (Direttore Generale Fondazione Molina di Varese), Guido Bonoldi (Consulente della Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia e Consigliere comunale a Varese con delega alla Sanità) e Giovanna Scienza (Medico di Medicina Generale e Direttore Sanitario dell’Ospedale di Comunità). Assente dell’ultima ora per un’influenza il Direttore Generale dell’ATS Insubria, Salvatore Gioia.
La consigliera Claudia Carzeri ha illustrato una serie di dati emblematici su cui concentrare l’azione politica: «Dobbiamo costruire mattone su mattone, da qui la scelta della parola “Cantiere”. La sfida principale riguarda la presa in carico del paziente cronico: il 30% dei cittadini lombardi soffre di una patologia cronica, un bacino di circa 3 milioni di persone che richiede cure continue e pesa in maniera rilevante sul bilancio. Il PNRR ci sta dando una mano a costruire le strutture del futuro, ma i muri non bastano se manca il personale». Carzeri ha ribadito l’importanza di far lavorare in sinergia l’intero sistema: «L’ospedale deve rimanere il punto di riferimento per le cronicità, ma per il resto occorre attivare tutte le realtà del territorio, incluse le farmacie, le RSA accreditate e il Terzo Settore. Allo stesso modo, le liste d’attesa vanno governate fin dal momento della prescrizione medica».
In merito alla grave carenza di personale sanitario – con un fabbisogno regionale di oltre 3.000 infermieri – è intervenuto con fermezza Salvatore Santo, presidente di OPI Varese: «L’eccellenza lombarda ha perso l’appeal del periodo pre-Covid. La carenza di infermieri è critica e nelle zone di confine diventa drammatica. In provincia di Varese contiamo oltre 5.200 iscritti all’ordine, ma con un’età media alta e oltre il 40% della forza lavoro concentrato tra i 40 e i 52 anni: senza un ricambio generazionale tempestivo, tra pochi anni la situazione sarà insostenibile».

Santo ha espresso dubbi anche sull’impostazione strutturale dei finanziamenti europei: «Realizzare nuove strutture con i fondi del PNRR senza disporre del personale per erogare i servizi rischia di rivelarsi una scelta insostenibile. Servono interventi a breve termine e una revisione del modello organizzativo che consenta di valorizzare e riallocare anche gli Operatori Socio-Sanitari (OSS)».
L’incontro si è concluso con la consapevolezza che le sollecitazioni emerse dovranno tradursi rapidamente in decisioni concrete, per evitare che la sanità regionale e locale vada incontro a un blocco definitivo.




