VARESE, 9 ottobre 2026-L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profonda preoccupazione per il costante aggravarsi della crisi umanitaria nel Sahel centrale. Tra Burkina Faso, Mali e Niger si contano oggi quasi 4 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case, tra cui oltre 818.000 tra rifugiati e richiedenti asilo. Si tratta di un dato raddoppiato rispetto all’ottobre del 2020, quando la regione registrava 1,7 milioni di sfollati interni e 365.000 rifugiati.
A spingere la popolazione alla fuga è una combinazione drammatica di fattori: i continui attacchi armati ai danni dei civili, gli shock climatici e una severa carenza di risorse e fondi per la risposta umanitaria. Questa emergenza prolungata sta compromettendo gravemente i mezzi di sussistenza della popolazione locale e riducendo al minimo le opportunità di ricostruire un futuro, alimentando nuovi flussi migratori sia all’interno dell’area sia verso i Paesi confinati.
La situazione appare particolarmente critica in Mali, dove la maggior parte dei rifugiati proviene dal Burkina Faso. A Koro, nel territorio di Bandiagara, a luglio 2026 si sono concentrati circa 86.000 rifugiati burkinabè, con una presenza rilevante di soggetti fragili: oltre 14.000 bambini e 6.000 donne a forte rischio. L’impatto demografico è tale che la popolazione dei rifugiati sta ormai eguagliando per dimensioni la comunità ospitante, saturando le infrastrutture sanitarie e mettendo sotto forte pressione le risorse idriche e agricole già storicamente scarse.
A complicare il quadro intervengono i mutamenti climatici. L’alternarsi di siccità prolungate, precipitazioni torrenziali e inondazioni sta devastando le colture, distruggendo abitazioni e infrastrutture e privando le famiglie – la cui sopravvivenza dipende quasi esclusivamente da agricoltura e allevamento – delle fonti minime di sostentamento.
In questo scenario, l’UNHCR richiama l’attenzione sulla necessità di interventi urgenti a sostegno dei rifugiati, degli sfollati e delle popolazioni locali, in attesa di soluzioni politiche a lungo termine. L’obiettivo dell’Agenzia, in linea con la visione “50 by 35”, è promuovere l’autosufficienza delle comunità in situazione di sfollamento prolungato entro il 2035, garantendo l’accesso all’istruzione e ai servizi essenziali.
Segnali positivi arrivano dalle iniziative locali: a Koro le cooperative agricole miste – formate da rifugiati e residenti – hanno consentito di estendere la superficie coltivata da 21 ettari nel 2025 a 45 ettari nel 2026, con un aumento netto della produzione di cibo e del reddito familiare. Progetti analoghi a Kaya, in Burkina Faso, stanno aiutando la popolazione a ridurre le perdite post-raccolta. Per potenziare tali modelli e contrastare una crisi di queste dimensioni occorreranno tuttavia investimenti finanziari e strutturali continui nel tempo.




