VARESE, 24 ottobre 2026 – di GIANNI BERALDO
Un progetto che inorgoglisce tutta la città, quello inaugurato nella tarda mattina di oggi a Varese, alla presenza di numerosi rappresentanti delle istituzioni cittadine e delle decine di associazioni di volontariato del territorio. Stiamo parlando della nuova Stazione di Posta e del Centro servizi di contrasto alla povertà, situati nella bella e rinnovata sede di via Maspero al numero civico 20.
Un centro di accoglienza e ospitalità per le tante persone povere e fragili che ogni giorno, anche nell’opulenta Varese, si devono
Per tutti loro la luce della speranza deve rimanere sempre ben accesa, e un faro importante da oggi è proprio la presenza di queste strutture, pensate per accompagnare gli indigenti in un percorso capace di ridare speranza ma, soprattutto, quella dignità che ognuno dovrebbe pretendere.
«La difficoltà principale è costruire un percorso diverso per ognuno di loro, perché non esiste un’unica soluzione ma vanno affrontate in maniera differente», ha spiegato l’assessore ai Servizi Sociali Roberto Molinari. «Con il PNRR siamo riusciti a costruire un percorso con questo luogo, con l’obiettivo di rendere le persone sempre più autonome. È stata creata una cordata di associazioni che ci ha consentito di ampliare la struttura e ristrutturare una serie di appartamenti utili ad accompagnarli dal dormitorio verso un graduale reinserimento nella vita quotidiana. Parliamo di presenze che devono essere accolte temporaneamente, perché il senso profondo è proprio quello di recuperare la persona».
Si tratta di due progetti finanziati con fondi PNRR per un importo di 1 milione e 800 mila euro, che hanno consentito di creare un’area destinata all’housing sociale: uffici e spazi per le associazioni, ambienti dedicati al dialogo con gli ospiti e un piano che ospita 7 appartamenti-dormitorio, per un totale di 59 posti letto. Vi sono ancora ei lavori da completare come il rifacimento servizi igienici ad esempio, ma sul quale il Comune ci sta già lavorando.
«Dietro a tutto questo vi è una strategia nata da 10 anni di lavoro», ha sottolineato Marco Magrini, presidente della Provincia di Varese. «Sapere accogliere e inserire è un dovere morale. Grazie al lavoro di squadra si ottengono questi risultati, riuscendo a intercettare prima i finanziamenti. La Provincia è al fianco del Comune, che dimostra una sensibilità importante su questi temi. Dobbiamo riconoscere che ci sono criticità e a maggior ragione bisogna lavorare insieme. Se vogliamo dare risposte concrete ai nostri giovani dobbiamo investire partendo dalle strutture scolastiche, evitando gli errori strategici del passato».
L’iniziativa ha visto una stretta sinergia tra le associazioni di volontariato e le istituzioni, con il Comune di Varese nel ruolo di capofila insieme alla Provincia. L’idea di fondo è garantire una presa in carico emergenziale che porti fino al recupero della persona, soprattutto a livello umano e sociale.
«In Italia si parla sempre di emergenza sociale senza poi agire, mentre qui ci confrontiamo con fenomeni strutturati della società», ha evidenziato la dottoressa Alberta Bettoni. «Se entriamo in una logica di programmazione possiamo capire bene come evolvono certi fenomeni e i processi di impoverimento, che richiedono molta attenzione. Tutti i soggetti che lavorano sulla marginalità portano visioni e idee specifiche: fare una progettazione come questa in soli 5 anni con risorse del PNRR e altri fondi è raro. Non è detto che queste iniziative raccolgano consenso elettorale, ma quanto fatto è davvero lodevole. Inauguriamo un punto di arrivo che permette alle persone di avere diritti garantiti in un momento di grande difficoltà».
Ma questo taglio del nastro non è che l’inizio: il progetto prevede infatti ulteriori finanziamenti per i prossimi 4 anni, con l’idea di coinvolgere anche soggetti privati, così da ampliare gli spazi e andare incontro alle varie esigenze o difficoltà che si potrebbero palesare in forme nuove in futuro.
«Questo intervento è stato reso possibile dai fondi PNRR, quindi da risorse che provengono dall’Europa», ha dichiarato il sindaco di Varese, Davide Galimberti. «Se oggi siamo qui a garantire questo ampliamento è merito di una visione europea: è in momenti come questo che si comprende l’importanza della compattezza dell’Unione Europea. Abbiamo la fortuna di avere diverse realtà del campo sociosanitario e del volontariato di altissima qualità. La città di Varese oggi è decisamente più ricca, grazie a tutte le persone che hanno contribuito».
A coronare la mattinata è stato anche l’interessante lavoro svolto dagli studenti della
Ciascuno di loro teneva tra le mani un foglio con una semplice frase per esprimere un pensiero personale sull’emarginazione sociale: riflessioni che fanno meditare pur nella loro semplicità d’espressione, o forse proprio per questo.
«Abbiamo ideato un sistema permanente aperto tutto l’anno», ha chiosato infine l’assessore Molinari, rimarcando la capacità di adattamento della struttura. «Dobbiamo ringraziare tutta la rete che consente di offrire servizi alla cittadinanza e a quella fascia più fragile. Sono previsti ulteriori adattamenti in futuro per migliorare sempre di più la struttura, affinché il percorso verso l’autonomia possa arrivare a compimento».

