VARESE, 25 ottobre 2026- di GIANNI BERALDO
L’esito del congresso straordinario della Lega restituisce una fotografia nitida delle dinamiche interne al partito: Matteo Salvini incassa il quarto mandato consecutivo, blindando la leadership federale fino al 2030 con un netto 76% delle preferenze (465 voti favorevoli contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia).
Una vittoria numericamente indiscutibile che punta a proiettare l’immagine di un movimento unito attorno alla sua figura guida.
Tuttavia, dietro il rito dell’abbraccio sul palco tra i due contendenti e l’immancabile appello alla compattezza dell’indomani, la geografia del voto allo scrutinio segreto lascia intravedere faglie d’ombra tutt’altro che irrilevanti.
La battuta d’arresto incassata nel Varesotto — la “culla” storica dove il Carroccio muoveva i suoi primi passi — rappresenta infatti un segnale
Salvini ha ammesso a caldo l’amarezza per alcuni passaggi della campagna congressuale, per poi tracciare una linea: da domani si cammina insieme. Ma la vera sfida dei prossimi quattro anni per il riconfermato segretario non sarà solo quella politica esterna, bensì la capacità di ritessere il filo del dialogo con le anime territoriali più ortodosse e critiche, per evitare che quel 24% raccolto dall’opposizione interna si trasformi nel tempo in una crepa strutturale.

