MILANO, 3 novembre 2026 – Una svolta storica per l’accesso al pubblico impiego e per i diritti dei lavoratori stranieri in Italia. Con un dispositivo di sentenza comunicato il 30 ottobre 2026, il Tribunale di Milano – sezione lavoro, presieduto dalla giudice dott.ssa Saioni, ha dichiarato formalmente discriminatoria la clausola del bando del Ministero della Difesa che subordinava la partecipazione al concorso pubblico per 1.100 unità di personale non dirigenziale al possesso esclusivo della cittadinanza italiana.
La procedura concorsuale, mirata all’assunzione a tempo pieno e indeterminato di personale da inquadrare nell’Area degli assistenti, era stata impugnata attraverso un’azione legale sostenuta da APN – Avvocati per Niente ODV, ASGI – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione APS e CGIL Lombardia.
Nonostante le diffide formali inviate da ASGI già a gennaio e il ricorso notificato a luglio, il Ministero aveva proceduto allo svolgimento delle prove scritte nel mese di ottobre. La pronuncia del giudice ribalta ora lo scenario: il Tribunale ha ordinato al Ministero della Difesa di modificare il bando e di riaprire i termini per la presentazione delle domande entro tre giorni, a pena di una sanzione di 100 euro per ogni giorno di ritardo, imponendo di fatto la ripetizione delle prove scritte e l’ammissione di nuove categorie di candidati.
Con la decisione odierna, i confini dell’impiego pubblico nella difesa si aprono per la prima volta anche ai cittadini dell’Unione europea, ai familiari di cittadini UE cittadini di Paesi terzi, ai titolari di permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo e ai beneficiari di protezione internazionale, purché in possesso degli ulteriori requisiti richiesti. Una novità di rilievo che interesserà profili professionali strategici per la gestione logistica e tecnica delle strutture militari, tra cui cuochi, meccanici, assistenti sanitari, informatici, edili e tecnici di vario genere.
Le sigle promotrici del ricorso hanno espresso grande soddisfazione per una pronuncia che riafferma con forza il principio costituzionale di parità di trattamento nell’accesso al lavoro pubblico, ribadendo che il requisito della cittadinanza italiana può essere preteso soltanto nei casi rigorosamente previsti dalla legge.
L’auspicio condiviso da APN, ASGI e CGIL Lombardia è che il Ministero dia ora celere esecuzione alla sentenza e adegui stabilmente i futuri bandi ai principi della giurisprudenza, affinché le opportunità lavorative dipendano esclusivamente dalle competenze professionali e non dalla cittadinanza.
