“In Lombardia non è andato tutto bene, è ora di cambiare”: campagna Pd lombardo su cattiva gestione emergenza sanitaria

MILANO, 17 luglio 2020-Oltre cento banchetti in tutte le province della Lombardia a partire da domani, sabato 18 luglio, e per i prossimi due fine settimana per avviare un confronto con i cittadini sulla Sanità lombarda, dopo le gravi mancanze dimostrate dalla Regione durante i mesi più bui dell’emergenza Covid19.

È questo l’obiettivo del Partito Democratico della Lombardia che, insieme al gruppo consigliare regionale, presenta oggi una campagna dal titolo “In Lombardia non è andato tutto bene, è ora di cambiare”. Il messaggio, che comparirà su manifesti e volantini ma anche sul web, sarà poi declinato con le proposte del PD per cambiare la legge 23 del 2015, la riforma della sanità lombarda voluta da Maroni e approvata dal Governo come sperimentale, con verifica a cinque anni. A partire da ora e per i prossimi mesi in Regione si aprirà dunque la discussione per la sua revisione.

Il Partito Democratico intende allargare più possibile la discussione, ed è per questo che, dopo un primo incontro del 3 luglio in cui ha aperto quattro tavoli di lavoro a circa 300 tra esperti, operatori, parlamentari e amministratori, ora inaugura anche un confronto sul sito www.pdlatua.it, dove da domani sarà attiva un’area di dibattito e un sondaggio indirizzato a chiunque voglia interloquire con i consiglieri regionali e i responsabili del settore del Partito Democratico lombardo. Sui materiali in distribuzione ci sarà infatti un QR code che, se fotografato con la fotocamera del cellulare, permetterà di partecipare alla consultazione online.

Sul sito del Partito Democratico Lombardo www.pdlombardia.it sarà invece caricato, e successivamente implementato, a partire dal pomeriggio di oggi, l’elenco dei banchetti nelle 12 province lombarde.

“I numeri sono sotto gli occhi di tutti: in Lombardia il sistema sanitario non ha retto

Vinicio Peluffo segretario regionale Pd

l’impatto della pandemia. E la gestione esistente non dà sicurezza per i prossimi mesi. La Legge regionale in vigore, voluta da Maroni e portata avanti da Fontana, è una sperimentazione che si concluderà a giorni. Per noi questa è l’occasione per cambiare radicalmente la sanità – spiega il Segretario regionale del PD Vinicio Peluffo – In questa logica si inserisce il lavoro che come Partito Democratico lombardo abbiamo avviato a partire dal mese di luglio. Abbiamo cominciato il 3 luglio con una iniziativa che ha visto un proficuo scambio di idee e proposte tra mondo scientifico e accademico e la comunità degli amministratori, compreso il nostro segretario nazionale Nicola Zingaretti. Da quella data si è iniziato a ragionare di un progetto alternativo di sanità messo nero su bianco nei tavoli di lavoro che hanno seguito il dibattito pubblico. Oggi lanciamo la terza tappa di questo percorso, una mobilitazione diffusa per coinvolgere i cittadini.”

“È tempo di uscire dagli schermi e tornare nelle piazze, rimaste troppo tempo vuote per l’emergenza Covid – aggiunge il capogruppo PD in Regione Fabio Pizzul -. Vogliamo immaginare una nuova sanità lombarda partendo dal confronto con i cittadini. Non ci dimentichiamo di quello che è accaduto e continueremo a ringraziare tutti coloro che si sono impegnati per curarci, al cui impegno rendiamo omaggio sul manifesto richiamando l’immagine simbolo dell’infermiera di Cremona accasciata sulla tastiera, ma è il momento di ripensare la sanità della Lombardia, che soprattutto sul territorio ha mostrato tutti i suoi limiti.”




Il Consigliere provinciale Marco Riganti: ”Squadra che vince non si cambia”

VARESE, 15 luglio 2020-In qualità di Capogruppo del Polo Civico delle Libertà, visti gli ultimi eventi di natura politica emersi negli scorsi giorni, la scelta del Presidente Antonelli di aderire a Fratelli d’Italia, l’invito fatto da Marco Magrini a Forza Italia e a Noi con l’Italia e non da ultimo l’intervento del vice commissario di Forza Italia in provincia di Varese Giuseppe Taldone, non posso esimermi di esprimermi cercando di dare una risposta e una valutazione complessiva a questi accadimenti.

Il gruppo provinciale ha lavorato con abnegazione nel far sì che l’Ente Provincia di Varese svolgesse al meglio le proprie funzioni;  l’aver avuto il Rendiconto di Gestione  approvato all’unanimità dall’assemblea dei Sindaci è stato un riconoscimento non solo per il sottoscritto ma per l’Ente , nella sua totalita’.

La scelta , libera ed autonoma del Presidente Antonelli , di aderire a Fratelli d’Italia sposta inevitabilmente l’asse politico , non solo all’interno della coalizione ma anche all’interno della lista Polo Civico delle Libertà e questo credo sia opportuno valutarlo al tavolo politico provinciale del centrodestra; per la lista in sé apparentemente non cambierebbe nulla, ma è innegabile che il peso politico di Fratelli d’Italia ne esca ulteriormente rafforzato . Ritengo , ulteriormente utile , rassicurare la componente civica di Magrini poiché il mio impegno e credo anche quello di Longhini e Premazzi garantiranno il processo percorso sino ad ora .

L’invito ad aderire ad un percorso con i civici è da non trascurare e anzi da promuovere poiché ne sono stato sempre  fautore , oltreché garante nel corso di questi anni. Le scelte politiche spettano alle Segreterie Provinciali ; ma per quel che mi riguarda ribadisco il mio impegno a guardare sempre più al civismo popolare e auspico che le scelte future vadano sempre più a sostenere non solo  le appartenenze politiche di casacca ma soprattutto la crescita della nostra comunità , riuscendo maggiormente  a coinvolgere e non ad estromettere , chi ha voglia di impegnarsi per il bene comune.

Ringraziando per gli apprezzamenti ricevuti spero che il centrodestra si arricchisca ancor di più dell’impegno civico e per questo continuerò a lavorare, consapevole che non si potrà escludere un assetto diversa  della lista attuale in civici e non , auspicando che come si usa dire nel mondo del calcio: squadra che vince non si cambia.

Marco Riganti

Consigliere Provinciale-Polo Civico della Libertá




Busto Arsizio, scuse da FI e Fratelli d’Italia per scorretto comportamento dell’assessore Luca Fusetti

BUSTO ARSIZIO, 15 luglio 2020-Le sezioni cittadine di Forza Italia e Fratelli d’Italia di Castano Primo, rappresentate da Franco Gaiara e da Carlo Iannantuono, hanno presentato oggi al sindaco Emanuele Antonelli una lettera di scuse formali per il comportamento tenuto da Luca Fusetti, assessore del Comune di Castano Primo, che nel mese di maggio aveva contestato pesantemente sia sul verbale, sia tramite stampa e social, la Polizia locale di Busto che lo aveva multato per eccesso di velocità in viale Boccaccio.

Scrivono Gaiara e Iannantuono, insieme al consigliere Roberto Colombo: “le affermazioni dell’assessore sono incivili, inurbane e denotano una personalità che non potrebbe, né dovrebbe rivestire incarichi istituzionali. Non facendolo l’Amministrazione comunale di Castano Primo, le sezioni locali di Forza Italia e Fratelli d’Italia, a proprio nome, ma sicuri di rappresentare il pensiero di molti cittadini, propongono scuse formali alla Città di Busto Arsizio, al suo Comando di Polizia locale e ai due agenti per il comportamento tenuto e per le affermazioni rilasciate da un assessore della nostra città, biasimando lo stesso e ricusandolo nella propria veste istituzionale”.

Nella lettera di scuse si precisa anche che “se quanto accaduto avesse coinvolto un proprio iscritto, simpatizzante, rappresentante o referente, la stigmatizzazione del comportamento sarebbe avvenuta senza se e senza ma; anche l’eventuale decisione dell’interessato di rassegnare dimissioni da incarichi non sarebbe stata ostacolata”.

“Ho ringraziato i due esponenti politici della Città di Castano per aver avvertito l’esigenza di porgere le scuse formali all’Amministrazione di Busto, cosa che il diretto interessato non ha fatto di persona, ma solo tramite stampa – ha commentato il sindaco Antonelli -. Un gesto spontaneo, che denota un grande rispetto per le istituzioni e per le norme”.




Verbania, i Gruppi Consiliari di maggioranza boicottano la Commisione Bilancio: ”Metodo di lavoro inaccettabile”

VERBANIA, 13 luglio 2020-i Gruppi di Maggioranza hanno volutamente disertato la Commissione Bilancio in programma questa sera alle 18.30
Solo una delegazione si è presentata, per cortesia istituzionale, per spiegare ai consiglieri di minoranza tale decisione e poi uscire.
Una scelta dovuta alla mancanza di condivisione su tempi e modalità della convocazione della Commissione con l’assessore al Bilancio competente, il quale aveva informato il Presidente che una nuova commissione sugli stessi argomenti come quella già avvenuta poche settimane fa, e senza aver alcun elemento nuovo per poter fare una ulteriore discussione proficua sui temi del Bilancio, appariva inutile.
La convocazione della Commissione, senza recepire le indicazioni di buon senso dell’Assessore competente, è una forzatura politica e un metodo di lavoro non accettabile. Tra l’altro rifiutando parallelamente, il Presidente Boroli, l’istituzione di un tavolo tecnico (senza gettone di presenza per i consiglieri) da convocare prossimamente appena avuti elementi utili per fare una discussione vera sul tema (a partire dalla quantità di risorse economiche che il Governo farà avere agli enti locali per i mancati introiti nel Bilancio comunale, dovuti alla chiusura per il Covid 19).
Abbiamo sempre dimostrato di non sottrarci mai al dialogo e alla discussione nelle Commissioni ma, le forzature su convocazioni non condivise, non possono essere un metodo di lavoro accettabile.

I Gruppi Consiliari
Comunità VB
Partito Democratico
La Verbania del Sì
Verbani Viva




Intervista a Stefania Filetti, Segretario Generale Cgil Varese: ”Nel varesotto troppi licenziamenti e piccole aziende sempre piú in crisi”

VARESE, 12 luglio 2020- di GIANNI BERALDO-

E’ trascorso poco meno di un mese (lo sorso 22 giugno) dalla elezione di Stefania Filetti come Segretaria Generale Cgil Varese, che subentra a Umberto Colombo eletto a Como nello stesso ruolo.

Un storia, una vita nel sindacato quella di Filetti, 54 enne madre di due figli che ha sempre saputo ben conciliare il ruolo di genitore con l’altrettanto impegnativo ruolo di sindacalista.

E il nuovo Segretario Generale di impegni e lotte sindacali se ne intende. Soprattutto durante quei due anni alla guida della Fiom (dal 2005 al 2007), esperienza che forgia parecchio anche a livello caratteriale. Carattere e spirito combattivo d’altronde sono tra le principali caratteristiche di Stefania Filetti, votata al congresso quasi all’unanimità con circa l’84% degli aventi diritto.

Per saperne di più l’abbiamo sentita telefonicamente

Senta Filetti, una bella soddisfazione quella di essere eletta con un consenso così ampio

«Certamente. Il fatto che i compagni e compagne mi abbiano appoggiato così ampiamente è anche per il fatto di avere riconosciuto il mio lavoro dandomi fiducia. Ovviamente il ruolo è delicatissimo, la responsabilità è alta ma il fatto di avere tutti i compagni di fianco la cosa mi rassicura. A questi livelli e in questi momenti così delicati non si scherza»

In queste prime settimane da Segretario ha trovato qualcosa che non sapeva in merito a meccanismi organizzativi?

«Direi di no. Questo dovuto anche al  fatto di aver ricoperto il ruolo organizzativo negli ultimi due anni. Ruolo che mi ha portato a strettissimo contatto con Umberto (Colombo, segretario generale uscente, ndr), e tutta la segretaria partecipando in pratica a tutte le fasi decisionali. Diciamo che tutta una serie di progetti iniziati ma non ancora conclusi ora possono essere rivisti ponendo alcune priorità alle quali tengo molto».

Ci dica quali sono queste priorità.

«Intanto una spinta maggiore su tutta la contrattazione a livello provinciale, cióé un’analisi della situazione attualmente modificata da tutta una serie di elementi. Come l’utilizzo delle tecnologie, quella declinata alla nuova fase, quella delle tecnologia più spinta fino ad arrivare a una scelta doverosa relativa a un passaggio veloce a quello che sono i punti di una economia circolare, un investimento più in produzione alla sostenibilità per l’ambiente ad esempio. Ecco, il capire cosa facciamo e se si muovono questi aspetti. Insomma priorità ad ambiente, sviluppo e modalità produttive che siano compatibili con le nostre rivendicazioni sindacali».

Durante il lockdown il fenomeno dello smart working pare abbia funzionato.

«Diciamo che questo tipo di lavoratori sono stati protetti da eventuale contagio covid, però si sono sottolineate una serie di nostre critiche che già avanzavamo prima dello smart smoking. Prendiamo ad esempio le lavoratrici le quali, a un certo punto, non hanno più trovato differenze tra tempo di lavoro e tempo di cura. Se poi aggiungiamo che le scuole erano chiuse e nessuna regolamentazione al diritto alla sconnessione si capiscono le difficoltà di questo tipo di modalità».

Quindi lo smart working non funziona?

«Potrebbe funzionare meglio poi potremmo porci diverse domande tipo il senso più profondo di lavorare in comunità che in questo caso viene meno».

Oltre a dover rimodulare la concezione a livello contrattuale.

«Certo, rimodularla però ottenendone dei benefici per il lavoratore non certamente rimodulandola come vuole Confindustria».

Nel frattempo continua anche nel varesotto l’emorragia di posti di lavoro.

«Purtroppo. Abbiamo situazioni molto diversificate con alcuni settori, alcune aziende che in queste settimane hanno tenuto molto bene come il settore degli elettrodomestici con la Whirlpool ad esempio che ha chiesto ai dipendenti di fare ore in più di lavoro per sopperire alla forte richiesta, situazione simile anche per altre aziende. Vi sono invece molte altre aziende di medie o piccole dimensioni che sono in ginocchio. Basti pensare a tutto l’indotto dei trasporti e non solo quello strettamente collegato al turismo, ma anche ad esempio ad aziende che stampavano biglietti per autobus urbani o quelli per gite scolastiche: tutti fermi. Siamo molto preoccupati perché i dati in nostro possesso dicono che l’occupazione nel 2020 avrà un pesante segno negativo alla fine dell’anno. Poi abbiamo notato che in questi ultimi mesi sono aumentati in maniera esponenziale licenziamenti durante periodo di prova e licenziamenti per giusto motivo soggettivo (ossia colpa del lavoratore, ndr), che sono gli unici licenziamenti possibili perché ovviamente adducono alla possibilità contrattuale di agire in questo modo».

Interno stabilimento Whirlpool di Cassinetta, qui la crisi non si é fatta sentire

Come se avessero sfruttato l’emergenza sanitaria con tutte le conseguenze del caso.

«Può essere. E’ un fenomeno che stiamo monitorando con attenzione considerando l’elevatissimo numero di licenziamenti avvenuti proprio negli ultimi mesi».

Prossime iniziative della Cgil Varese?

«Intanto proseguiremo con tutte le nostre iniziative interne , in realtà mai sospese nemmeno durante il lockdown ovviamente tutto svolto in sicurezza. Come prossime iniziative vogliamo riprendere quelle a calendario, come ad esempio ”Rock e Lavoro” che prevede una serie di concerti dal vivo e che ora riprogrammeremo. Poi altre iniziative pubbliche non solo utili sotto il profilo storico, ma pure economico, della contrattazione e politico. Insomma abbiamo tante cose, tante idee in cantiere sperando che non vi siano ulteriori blocchi».

direttore@varese7press.it




” Varese è una bomba sociale pronta a esplodere: sono molto preoccupato”, l’assessore Molinari lancia un grido d’allarme

VARESE, 11 luglio 2020- di GIANNI BERALDO-

Come dichiarato ieri sulla stampa nazionale dalla Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, l’intero Paese rischia un pericoloso stato di default nei prossimi mesi.

Un autunno caldo a livello sociale che non risparmia neppure Varese, con molte famiglie e single in seria difficoltá economica aggravata dall’emergenza sanitaria.

Insomma un quadro drammatico anche per il capoluogo di provincia, come evidenzia l’assessore ai Servizi Sociali Roberto Molinari, incontrato questa mattina (insieme all’assessore Andrea civati) al gazebo allestito dal Pd in Corso Matteotti per promuovere la nuova campagna tesseramento.

«Sono d’accordo con la ministra Lamorgese che ha lanciato questo allarme. Il vero problema non l’abbiamo oggi ma ci esploderá tra le mani tra settembre e ottobre: sará un autunno molto, molto pericoloso».

Assessore varesino che sottolinea come sia necessario che Stato e Regione debbano mettere in campo tutte le risorse aggiuntive possibili utili evitare questa situazione.

«il mio é un grido di allarme preoccupato, vedo un’onda che sta crescendo e soprattutto vedo che vi sono pochi mezzi che ci vengono messi a disposizione-dice ancora Molinari che aggiunge-Il Comune é la prima barriera che puó mantenere la pace e coesione sociale: ora ci diano una mano e ce la diano tutti».

Come detto Varese non é esente da tutto questo,  Molinari infatti rimarca come solo nello scorso mese di giugno siano state inoltrate 60 nuove richieste di aiuto ai servizi sociali «altro elemento significativo di come anche a Varese stia mutando la situazione. La ”zona grigia” che prima non aveva bisogno oggi ha necessitá, cosí come tante persone che prima si barcamenavano con qualche lavoretto, oggi non sono piú nemmeno in quella condizione e chiedono aiuto».

Il gazebo del Pd allestito in Corso Matteotti

Aiuti e risposte che il Comune da solo non é piú in grado di soddisfare, anche su questo punto l’assessore ha le idee chiare «stiamo facendo un tentativo oltre a raccogliere tanta solidarietá. Abbiamo aperto un fondo di mutuo soccorso solidale per affrontare al meglio i prossimi critici mesi. Ne approfitto per lanciare un appello a tutti i varesini affinché contribuiscano a questo fondo, promettenddo che nemmeno 1 euro verrá sprecato».

direttore@varese7press.it 




Obiettivo Saronno: ”Salviamo il nostro ospedale!”

SARONNO, 11 luglio 2020-Non siamo diventati matti, l’Ospedale di Saronno sta rischiando di perdere reparti fondamentali per la salute delle persone.

Obiettivo Saronno vi aspetta nella nuova sede operativa, in via Padre Luigi Monti 13 – nota ai Saronnesi come via Còm – martedì 14 luglio alle 21.00, per la presentazione della campagna di raccolta firme che ha deciso di organizzare, spinta dalle richieste pervenute dai cittadini e dal personale del nosocomio, per il suo storico Ospedale.

L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha dato il colpo di grazia a molte unità operative, comunemente chiamate reparti, che sono stati trasferiti in altre strutture della provincia e a tutt’oggi non ripristinati nella struttura ospedaliera saronnese: parliamo di Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, Cardiologia, Oncologia e non solo.

Ciò non è accettabile: è necessario che una persona infartuata o una donna incinta in situazione di difficoltà abbiano il diritto di essere curati tempestivamente. Crediamo inoltre che le persone con malattie oncologiche, che necessitano di cure continuative, debbano essere messe nella condizione di essere curate senza causare loro ulteriori pensieri e difficoltà come l’organizzazione e i costi dei trasporti necessari per raggiungere le strutture lontane. Queste Unità operative sono divenute nel tempo punti di riferimento importanti per le persone, si sono conquistate un’alta reputazione per la loro capacità ed efficienza; ciò grazie al personale straordinario che le gestiscono con passione ogni giorno e grazie al contributo di molti cittadini volontari che aderiscono attivamente e costantemente al miglioramento dei servizi erogati tramite molteplici iniziative.

Invitiamo pertanto tutti i cittadini saronnesi e dei Comuni limitrofi, il Sindaco di Saronno, i Sindaci dei Comuni del territorio, gli Assessori, il Presidente del Consiglio Comunale, i Consiglieri Comunali e tutte le forze politiche saronnesi a partecipare alla petizione con la loro firma.

La nostra sede è molto grande: anche numerosi avremo la possibilità di rispettare i protocolli e le distanze di sicurezza previste per legge.

Facciamo sentire le nostre voci.

Obiettivo: salviamo l’ospedale di Saronno! Con la salute non si scherza, firma anche tu!

Ti aspettiamo.

 




RSA, Astuti (PD): “Perché Regione Lombardia si accanisce togliendo risorse?”

VARESE, 11 luglio 2020-Tra le tante vittime della gestione inadeguata dell’emergenza Covid 19 da parte di Regione Lombardia ci sono state certamente le RSA, che sono state abbandonate e spesso sono state costrette ad arrangiarsi. Prima è stato precluso l’ingresso di nuovi ospiti, opportunamente certo. Poi è stato loro chiesto di ospitare malati Covid con le conseguenze che stiamo scoprendo (sta infatti emergendo che quanto è stato comunicato ufficialmente da Regione Lombardia non corrisponda a quanto effettivamente è successo). Infine, è stata emanata una delibera di ripresa perlomeno problematica se non addirittura inapplicabile. E ora? 

Ora, invece di preoccuparsi di come queste strutture potranno affrontare la situazione in questa fase e prima di una ipotetica recrudescenza del Covid19 in autunno, invece di capire come queste realtà potranno resistere economicamente, Regione Lombardia vuole ulteriormente penalizzarle, come dimostrano le ultime indicazioni delle ATS indirizzate ai gestori delle unità sociosanitare. Perché proprio non si capisce. Le RSA sono il ricovero di persone anziane e fragili, rappresentano un aiuto concreto per le famiglie. Vanno sostenute, non affossate.

E’ opportuno che Regione chiarisca immediatamente la vicenda e invece di togliere risorse capisca come aiutare le RSA a superare le difficoltà. Perché sarebbe l’ennesima vergogna di una gestione imbarazzante.

Samuele Astuti
Consigliere Regionale PD 

 




Consiglio Generale Cisl dei Laghi al Castello di Casiglio di Erba

VARESE, 10 luglio 2020-Il prossimo 16 luglio, presso il Castello di Casiglio di Erba, avrà luogo il Consiglio Generale della  Cisl dei Laghi in cui verranno eletti il nuovo Segretario Generale e la nuova segreteria
dell’Unione sindacale territoriale, che include le province di Como e di Varese.
Al termine delle procedure di voto, indicativamente attorno alle 11.30, è previsto l’intervento  della Segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan e la proclamazione del nuovo gruppo  dirigente.




PCI Varese su tema frontalieri: “Dalla parte dei lavoratori frontalieri italiani ma non solo”

VARESE, 9 luglio 2020-Il peso dei frontalieri sull’economia svizzera ha da tempo un ruolo decisivo. Sono 330mila i lavoratori e le lavoratrici che lavorano nella Confederazione Elvetica, provenienti da Italia, Francia, Germania e Austria e ogni sera rientrano nei rispettivi Paesi d’origine.

La Svizzera ha un crescente bisogno di manodopera estera infatti, pur essendo un Paese che conta 8,5 milioni di abitanti, ha un’economia molto rilevante. La presenza della forza lavoro straniera è divisa in 181.000 unità dalla Francia, 76.000 dall’Italia, 60.000 dalla Germania e 8.000 di nazionalità austriaca.

In particolare, nel Canton Ticino i frontalieri rappresentano il 28% della forza lavoro, molti dei quali prestano servizio nel mondo della sanità.

Dall’inizio del 2.000 i lavoratori italiani in Svizzera sono in aumento questo, è dovuto essenzialmente all’entrata in vigore della libera circolazione delle persone, accordo parafato tra Unione Europea e Svizzera.

L’aumento della manodopera frontaliera in Ticino (da 40.000 a 76.000), ha prodotto la preoccupazione dello sbilanciamento salariale al ribasso che potrebbe interessare anche i lavoratori Svizzeri. Mentre, i datori di lavoro affermano che, il fenomeno dei bassi salari verrebbe contrastato ribadendo l’importanza dei frontalieri per l’economia ticinese.

Il tema che tiene banco oggi e crea non poche preoccupazioni tra i lavoratori frontalieri è la revisione del Trattato già avviato, dai rispettivi Ministri degli Esteri, gli unici, che sono deputati a negoziare per un nuovo accordo che superi il trattato bilaterale siglato nel 1974 tra Svizzera e Italia sull’imposizione fiscale ai frontalieri con il ristorno delle tasse introitate dal Cantone Ticino.

Un nuovo accordo che, dovrebbe invalidare quello già esistente sottoscritto nel 2015, da più parti fatto oggetto di critiche e mai stato parafato.

Il nostro Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, nel suo recente incontro con il suo omologo Svizzero Cassis, ha dichiarato che l’obbiettivo è, salvaguardare gli interessi dei frontalieri pur mantenendo saldi i rapporti tra Italia e Svizzera.

Il Ministro Di Maio ha inoltre annunciato che, avvierà il confronto sulle tematiche relative ai frontalieri con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Gualtieri. Evidenziamo, la necessità di una proposta che porti ad una parificazione dei Trattati con la mediazione dell’Unione Europea.

Essenziale quindi sarebbe una ricognizione sui trattati in corso tra Francia, Germania e Austria e la Confederazione Elvetica. Esame e paragoni che permetterebbero di formulare nuove a nostro avviso proposte sulla tassazione dei salari che avverranno con il nuovo Trattato, ad esempio, l’eventualità di ampliare le soluzioni già esistenti, eliminando le possibili discriminazioni tra i lavoratori frontalieri

Come ulteriore valore aggiunto alle nostre proposte auspichiamo e sosteniamo che si concretizzino nel nuovo accordo di Trattato, la indispensabile presenza delle proposte dei Sindacati e delle Associazioni dei frontalieri; inoltre in quanto Partito Comunista Italiano speriamo, a fronte dell’attuale crisi pandemica-economica, la costituzione  di un fronte di lotta unitario dei lavoratori frontalieri atto a salvaguardare sia il lavoro, che  diritti dei lavoratori del settore. Per impedire qualsiasi uso strumentale del padronato d’Oltralpe dell’attuale crisi contro il mondo dei lavoratori frontalieri.

Settore frontalieri PCI federazione di Varese