Un operatore sanitario su due mostra segnali di stress psico-fisico dopo aver curato pazienti Covid

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VARESE, 5 maggio 2020-Un operatore sanitario su tre mostra segni di burnout e uno su due soffre di sintomi di stress psico-fisico.

Professionisti più propensi a “mettere al centro” e ad “ingaggiare” pazienti e familiari nel percorso di cura sono più protetti dallo stress COVID-correlato.

Sono questi alcuni dei risultati della ricerca promossa dal Centro di Ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – in collaborazione con la Società Italiana di Management e Leadership in Medicina (SIMM) e con il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) – nell’ambito del progetto “C.O.P.E.” (Covid19-related Outcomes of health Professionals during the Epidemic), nelle prime quattro settimane dell’emergenza sanitaria in Italia.

Dei 1150 operatori sanitari – tra infermieri, medici e altri professionisti  – coinvolti nello studio, 376 che hanno prestato assistenza diretta a pazienti positivi al COVID-19 in tutta Italia hanno risposto a un questionario sul loro stato di salute, riportando la loro esperienza di sintomi psico-fisici (irritabilità, difficoltà ad addormentarsi la notte, tensioni muscolari…) e i loro livelli di burnout (una misura dello stress lavorativo associata anche a minor resa sul lavoro, affaticamento fisico e mentale, cattiva salute) e il loro orientamento all’engagement di pazienti e familiari.

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