Acciaio: la guerra manda in crisi il mercato dei prodotti piani

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FLERO (Bs), 12 aprile 2022-Se per i prodotti piani in acciaio al carbonio e legati «si potrà coprire abbastanza facilmente quel 6% di mercato italiano lasciato scoperto dalle forniture mancanti da Russia e Ucraina, in tutto circa 650mila tonnellate annue, non sarà per nulla semplice trovare nuovi canali di approvvigionamento per le bramme». È quanto è emerso dall’analisi che Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb, ha illustrato nel corso del webinar “Russia-Ucraina: l’impatto sul mercato dei piani”, organizzato dalla community dell’acciaio e che si è tenuto questa mattina.

Dei 2,5 milioni di tonnellate di bramme importati dall’Italia, 433mila tonnellate arrivano dalla Russia, cioè circa il 17%; il mercato italiano copre solo il 5,5% dell’export russo di questo prodotto. Dall’Ucraina l’Italia importa 1,9 milioni di tonnellate di bramme (il 75% del totale), che rappresentano il 63% dell’export ucraino di questo semilavorato. «Circa l’80% delle bramme importate dall’Ucraina – ha spiegato Ferrari – è destinato per il 62,5% alla produzione di lamiere da treno e per il 37,5% alla produzione di coils da parte di due laminatoi presenti in Italia del gruppo siderurgico ucraino Metinvest. Il restante 20%, insieme alle importazioni dalla Russia e da altri Paesi, in tutto circa 980mila tonnellate, è destinato ad altre imprese italiane produttrici di piani».

La possibilità di sostituire questi volumi con l’import da altri Paesi teoricamente esiste, ma i problemi sono di non facile risoluzione: tra i principali, i tempi e i costi delle consegne; la qualità dei prodotti; il loro formato. «Ci si potrebbe rivolgere agli altri grandi esportatori, come Brasile e Giappone. Ci sono però due grandi svantaggi: la distanza geografica – ha spiegato Ferrari – e rapporti commerciali non consolidati, pressoché a zero». La soluzione più semplice sarebbe guardare al blocco europeo di produttori (Germania, Polonia, Francia) «dove gli acquisti italiani oggi sono molto bassi. Ovviamente non si può pensare di sostituire tutti i volumi mancanti, ma si possono costruire rapporti commerciali» secondo Ferrari.

L’ANDAMENTO DEI PREZZI – Una situazione di shortage improvviso che ha portato i prezzi delle lamiere da treno a subire un vero shock. «Oggi il prezzo è di 1.900 euro/t, in circa 5 settimane è salito di 850 euro. E il trend sembra ancora in crescita: nell’ultima settimana l’aumento è stato di circa 100 euro» ha illustrato Ferrari. Dal 2011 al 2020, la media era stata di 571 euro/t. Il picco più alto lo si era toccato a maggio-giugno 2021, con circa 1.050 euro/t.

Aumenti fuori scala anche per i coils sul mercato nazionale. «I coils a caldo, oggi a 1.350 euro/t, sono intorno al triplo della media storica 2009-2020 (466 euro/t) e 200 euro sopra il massimo storico precedente dell’estate 2021» ha ricordato Ferrari.

PAROLA AGLI OPERATORI – Se «il settore dei prodotti piani risente in forma indiretta della sospensione delle forniture da Russia e Ucraina, per bramme e lamiere da treno sarà difficile assorbire lo shock che la guerra sta provocando». Lo ha detto Tommaso Sandrini, amministratore delegato di San Polo Lamiere, centro servizio della provincia di Parma, aggiungendo poi che i prezzi dei prodotti siderurgici «resteranno molto più alti di quelli a cui siamo stati abituati» e che «un mercato così isterico comporta dei rischi per chi, come noi, non può evitare di fare magazzino, anche se il fatto di essere caratterizzati da una forte diversificazione di prodotti e clienti ci aiuta molto». Clienti che al momento, «anche su nostro consiglio – ha spiegato Sandrini – preferiscono non fare scommesse e comprano solo quello che serve nell’immediato, tanto che oggi acquistano “sul mese” non “sul trimestre”, come avveniva anche nel recente passato».

Fincantieri, per affrontare il momento di incertezza, ha attivato «una serie di strumenti, come la sottoscrizione di contratti a lungo termine e la selezione e omologazione di fornitori alternativi, in grado di ampliare le opzioni a disposizione. Siamo particolarmente legati al polo di San Giorgio di Nogaro (UD), che resta per noi strategico – ha dichiarato David Bernardi, Corporate Senior Vice President Procurement di Fincantieri -. Con Metinvest, però, stiamo lavorando per dare continuità alle attività dello stabilimento anche con bramme in arrivo da fornitori alternativi, e non più solo con i semilavorati prodotti a Mariupol, per ovvie ragioni. Stiamo facendo la nostra parte e supportiamo l’azienda in questa fase di cambiamento del modello produttivo. Grazie alla nostra presenza globale, riusciamo ad avere un dialogo con tutti i maggiori produttori e questo, compatibilmente con i tempi di spedizione, ci permette di poter contare su molteplici fonti di approvvigionamento», come Usa e Far East, dove i prezzi sono più competitivi rispetto a quelli europei. «Fortunatamente – ha concluso – tutti i clienti hanno confermato gli ordini. Alcuni settori come quello militare potrebbero avere ulteriori sviluppi; per le crociere, stiamo puntando su efficienza e riduzione delle emissioni ambientali, anche con progetti pilota sulla propulsione a idrogeno».

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