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Intervista a Paola Maugeri al debutto del tour con il chitarrista Phil Palmer: ”Racconteremo con parole e musica tutta la sua carriera”

VARESE, 18 aprile 2023- di GIANNI BERALDO

Raccontare cinquant’anni di vita artistica trascorsi come session man per i più grandi musicisti, ma soprattutto uno spaccato di vita rock’n’roll con aneddoti, storie e passioni. Tutto questo ora è un concerto (dopo un libro autobiografico pubblicato nel 2021) e la vita musicale da raccontare è quella del grande chitarrista inglese Phil Palmer in tour in Italia con la nuova band.

Un’idea messa a punto in pochi mesi, uno spettacolo inusuale intitolato ‘PP50. Sessionman’ che vede come co-protagonista Paola Maugeri (tra le figure più note del mondo musicale non solo italiano), che condurrá  questa sorta di teatro concerto dialogando sul palco con lo stesso Palmer, dando così forma alla sua storia musicale partendo dagli inizi della sua carriera. Racconti della sua vita artistica intervallati dai brani più celebri che hanno reso Palmer uno dei più grandi chitarristi al mondo. Tour che debutterà sabato 21 aprile al Teatro Villoresi di Monza (inizio ore 21) per poi toccare gran parte della Penisola. Una data è prevista anche a Varese il 28 luglio ai Giardini Estensi.

Per saperne di più abbiamo intervistato Paola Maugeri, raccontandoci dello spettacolo così come della sua lunga carriera mondo musicale e molto altro ancora.

Quello che debutterà a Monza sarà uno spettacolo particolare: ci spieghi come sarà articolato?

E’ la celebrazione di cinquant’anni di musica di Phil Palmer, un grandissimo sessionman che

Phil_palmer
Phil Palmer

ha suonato con i più grandi artisti: da Eric Clapton ai Dire Straits o Tina Turner (giusto per citarne qualcuno,ndr). Racconteremo la sua storia che ha degli aspetti molto particolari, sembra quasi un predestinato. Basti pensare che i suoi zii erano Ray e Dave Davies fondatori dei Kings e da bambino già frequentava questi ambienti capendo fin da subito che quella sarebbe stata la sua strada. Sara un grande spettacolo con parecchia musica dal vivo (ad accompagnare Palmer una super band di artisti italiani,ndr). Insomma saranno due ore estremamente piacevoli.

Il tuo ruolo nello spettacolo quale sarà?

Lo intervisterò e man mano che la sua vita verrà raccontata, verranno suonate le canzoni più importanti della sua vita, della sua carriera.

Immagino vi sia già un canovaccio

Certamente, ed è quello che ho appena indicato: ossia raccontare la sua storia attraverso la sua musica così come attraverso quegli avvenimenti. Infatti Phil ha vissuto artisticamente in un periodo grandioso per la musica partendo dagli anni Settanta fino ai Novanta. Ecco come vedi vi è moltissimo da raccontare.

Maugeri (ph_Charlotte Trippetti)

Personalmente mi fermerei agli anni Settanta e Ottanta, poi vi è stato il fenomeno grunge ma quella era un’altra cosa

Vabbè ma lui ha fatto delle grandi cose pure negli anni Novanta pur suonando con musicisti non di estrazione grunge come i già citati Clpaton, Dire Sraits ma anche con George Michael, tutti grandi artisti.

Hai sempre avuto questa passione per Phil Palmer come artista oppure è nata nel tempo?

Diciamo che è un artista che conoscevo in quanto, trattando di musica, ovviamente sapevo chi fosse Palmer. Poi c’è il brano Change the World di Eric Clapton che adoro, dove si sente questa bellissima chitarra di Palmer, musicista che ho sempre apprezzato. Poi è stata una bella sorpresa quella di pensare di fare uno spettacolo insieme.

A chi è venuta l’idea di questo spettacolo?

L’idea è venuta al team di Phil Palmer che poi mi hanno contattato. Anche perché lui ha appena pubblicato questo libro dove racconta i suoi 50 anni in musica, un viaggio bellissimo all’interno della musica che tutti noi amiamo.

Una sorta di Life, autobiografia di Keith Richards…

Quello di Keith Richards è un altro tipo di libro. Innanzitutto è grande il triplo rispetto a quello di Phil. La storia di Richards si svolge solo all’interno dei Rolling Stones, già quello un capitolo a parte, mentre per Phil sono stati tanti musicisti con i quali ha collaborato. Compresi molti italiani come Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Eros Ramazzotti quindi è una storia diversa. Entrambe comunque sono belle storie di musica.

Con Phil Palmer vi siete confrontati non solo per lo spettacolo ma soprattutto per quanto attiene una certa affinità musicale?

Ancora non c’è stato questo tipo di scambio. Siamo molto contenti di fare questo lavoro insieme, però certe affinità vengono fuori quando si trascorre molto tempo insieme mentre finora ci siamo visti e sentiti solo online. Abbiamo avuto solo un confronto, uno scambio di idee su Tony Visconti, produttore di David Bowie, che lo chiamò pr partecipare al lavoro che Bowie stava facendo con Iggy Pop. Dopo le prove ti saprò dire qualcosa di più.

Tu hai una lunga esperienza in ambito musicale in ruoli diversi. Cosa ti rimane degli anni trascorsi con Mtv e quale il ricordo più bello?

Ricordo sempre con piacere l’intervista agli U2, una tra le migliori in assoluto e tra le più cliccate nel web. Con loro ho trascorso una settimana a Dublino, un’esperienza meravigliosa. Oppure andare in tour per un mese negli States con i Coldplay seguendo alcune tappe del tour americano. Sai con Mtv i quegli anni eravamo veramente in prima linea, dove c’era la grande musica c’eravamo noi. Io sono sempre stata una grande appassionata di musica. Prima di Mtv ho condotto 105 Night Express su Rai 1. La musica è parte integrante della mia vita, ho tantissimi ricordi legati alla musica poi confluiti nel mio libro Rock e Resilienza, dove parlo anche della resilienza di tanti artisti molti dei quali hanno tanto da insegnarci.

Tra l’altro hai avuto la fortuna, oltre che le ovvie capacità, di trasformare una passione in lavoro

Sì, però dipende da quanto è la tua passione: se veramente cocente allora non hai altra scelta che trasformarlo in mestiere, se invece la musica è un hobby allora rimane in quello stadio. Per me la musica è veramente la musa, la grande madre e continua a esserlo visto che trasmetto tre volte al giorno su Virgin Radio. Insomma continuo a seguire la musica a livello alto e costante negli anni. E questo penso sia importante.

Parlando di livelli ti chiedo cosa ne pensi del livello degli attuali artisti, degli attuali musicisti?

Il punto è l’urgenza creativa. Quella musicale di un tempo prescindeva dalle grandi case discografiche, si faceva quella musica perché ci si sentiva e si doveva fare quel tipo di musica che poteva creare un mondo migliore. Adesso le esigenze sono cambiate, vi è tanto lavoro di pre produzione e delle case discografiche, questo se vuoi porta un pó a spegnere un certo tipo di talento anche e gli artisti che vogliono farsi strada il modo per farla lo trovano ugualmente. Questo è la bellezza della musica indipendentemente da ogni generazione.

Certo che negli anni a cavallo dei Sessanta e Settanta…

Erano tempi che anche un solo taglio dei capelli avrebbe portato a una rivoluzione dei costumi. Oggi ad esempio tutto questo non può esserci perché ormai la rivoluzione dei costumi è ampissima, forse anche troppo a tratti. Adesso si sale sul palco anche mezzi nudi mentre in quegli anni a rivoluzione era altro. Ogni musica è frutto del tempo in cui si compone e si esprime

I grandi Festival musicali rimangono ancora importanti vettori di socializzazione e passione comune come una volta oppure è cambiato qualcosa?

Prima della pandemia ho assistito al concerto di Eric Clapton ad Hyde Park con supporto Santana, al cospetto di decine di migliaia di persone, un pubblico eterogeneo che seguiva con estrema attenzione il concerto. Penso che i grandi concerti uniscano le generazioni, l’atmosfera che si respira è sempre un grande catalizzatore e credo sempre in questi grandi happening musicali dove mi diverto ancora molto.

Nella tua lunga carriera hai intervistato qualcosa come oltre 1300 artisti: quale artista avresti voluto intervistare ma non sei riuscita?

Me ne mancano fondamentalmente tre: Neil Young, Eric Clapton e Paul McCartney. Se accadesse potrei andare felicemente in pensione. Se proprio dovessi sceglierne uno sicuramente Clapton, però sarei curiosa di sentire cosa avrebbe da dire Neil Young sulla musica e la sua digitalizzazione della quale ne parla parecchio nella sua biografia Il sogno di un Hippie. Devo dire, onestamente, che non mi manca nulla.

direttore@varese7press.it

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