VARESE, 25 settembre 2026-di GIANNI BERALDO
Creesce l’attesa nelle aule del Tribunale di Varese, dove la Corte d’Assise è riunita in camera di consiglio per deliberare la sentenza di primo grado nell’ambito del processo sul caso Manfrinati. La lettura del verdetto è attesa a partire dalle ore 12:30.
L’imminente pronuncia si consuma in un clima di forte attesa ma in un’aula priva dei suoi protagonisti fisici: oggi non è infatti presente l’imputato e non è presente nessuno dei familiari della vittima.
I fatti di via Cavour La drammatica vicenda risale al maggio 2024, quando in via Cavour a Varese si consumò il tragico epilogo di una lunga serie di persecuzioni e tensioni familiari. In quell’occasione l’ex moglie, Lavinia Limido, fu ferita gravemente dall’ex marito, mentre il padre di lei, Fabio Buzzi, intervenuto per proteggere la figlia, venne colpito mortalmente a coltellate. Un’aggressione brutale che aveva scosso profondamente l’intera città.
Le tesi a confronto-Dopo l’arringa del Pubblico Ministero Maria Claudia Contini, al centro della decisione dei giudici vi sono ora le opposte ricostruzioni emerse nel corso dell’iter processuale. La difesa, rappresentata dall’avvocato Elio Giannangeli, ha cercato fino all’ultimo di smontare l’ipotesi della premeditazione, descrivendo l’azione contestata come il gesto d’impulso di un «uomo disperato» e puntando su questa linea per evitare la condanna al fine pena mai per il proprio assistito.
Posizione fermamente respinta dalle parti civili, che si sono opposte alla derubricazione delle aggravanti ribadendo la gravità inaudita dei fatti e chiedendo una sentenza che renda piena giustizia alle vittime.
La parola passa ora alla Corte d’Assise, chiamata a mettere il primo punto fermo giudiziario su una vicenda che ha segnato la comunità di Varese.
