BRESCIA, 30 ottobre 2026 – dall’inviato GIANNI BERALDO
Per capire quanto la forza propulsiva delle piazze possa ancora incidere sulla società democratica in maniera pacifica e costruttiva, questa mattina ci siamo recati a Brescia a seguire una grande manifestazione autorizzata organizzata dai vari collettivi degli studenti, associazioni pacifiste, rappresentanti centri sociali e parte dei Cobas, per la giornata di sciopero generale che vedeva coinvolte moltissime città del Paese.
Migliaia di partecipanti, un lunghissimo serpentone tra le vie di una città semiblindata e chiusa fin dalle prime ore della
La conclusione del corteo doveva terminare in Piazza della Vittoria, come da autorizzazione della Prefettura. Nonostante questo “strappo”, tutto si è svolto senza i temuti scontri, se non qualche tafferuglio zona Galleria vicino all’ingresso del centro storico.
Con loro anche una folta rappresentanza di lavoratori e sindacalisti Cobas, ma soprattutto molte persone più anziane che hanno voluto rendersi partecipi delle istanze giovanili, oltre a ricordare il supporto al popolo palestinese, simbolo di tutte le ingiustizie.
Tra i temi principali della manifestazione infatti oltre alla precarietà vi era anche la voglia di pace e di un Paese che reprima la sconsideratezza ideologica di puntare sull’uso delle armi e sulla militarizzazione della politica internazionale.
La scelta di chiudere la manifestazione in Piazza della Loggia, nonostante il divieto, non è casuale ovviamente.
Qui infatti il 28 maggio del 1974, durante una manifestazione di piazza organizzata dai sindacati contro la violenza neofascista che in quegli
anni fu particolarmente intensa, esplose una bomba di matrice neofascista provocando 8 morti e 102 feriti. E proprio in quel luogo, dove vi è una stele con i nomi delle vittime (ricordate ogni anno con una cerimonia ufficiale), si sono piazzati i celerini e dove i manifestanti hanno saltato a ritmo inneggiando “Chi non salta fascista è”.
Slogan anche contro il Governo e invettive nei confronti della Premier Meloni in particolare, rei di non aver fatto nulla per migliorare la situazione degli studenti, così come di non aver creato i giusti presupposti perché il loro futuro possa considerarsi tale in ambito scolastico, lavorativo ma pure familiare. Nel mirino anche scenari internazionali, anche in questo caso cori significativi da parte di migliaia di giovani che dalla piazza urlano “Noi la guerra non la facciamo”.
Cori dal taglio pesante anche da parte dei lavoratori: sempre più precari, con salari ancora più bassi che in passato e sempre più
Da segnalare che, a manifestazione conclusa, verso le 13.30 un folto gruppo di manifestanti (circa 300), sono ritornati verso piazza Della Vittoria ridestando l’allarme dell Forze dell’Ordine.
Insomma, migliaia di persone, migliaia di studenti e decine di lavoratori in piazza e tra le vie della città sono l’ennesimo segnale di un diffuso malessere che il Governo non può e non deve ignorare.

