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Schianto mortale in Bosnia: tra le vittime Franco Zecchillo, punto di riferimento per Varese e l’Insubria

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VARESE, 30 ottobre 2026 Ha insegnato per anni all’Università dell’Insubria di Varese e prestato servizio a lungo all’Ospedale di Legnano una delle quattro vittime del tragico incidente aereo avvenuto in Bosnia, dove un elicottero dell’Esercito italiano è precipitato al suolo provocando anche undici feriti. Si tratta del 64enne milanese Franco Adriano Zecchillo, stimato tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, da sempre in prima linea nelle attività di emergenza e soccorso.

Nello schianto hanno perso la vita anche due militari dell’Esercito – i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi – e la sergente Laura Procacci, collega di Zecchillo nel Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana.

Tenente della Croce Rossa dal 1990, Zecchillo si trovava nel Paese balcanico in qualità di ausiliario delle forze armate nell’ambito della missione internazionale Eufor Althea, impegnata nel supporto e nell’addestramento dei militari bosniaci.

Nel corso della sua carriera all’Ospedale di Legnano aveva lavorato fianco a fianco con l’équipe di cardiochirurgia, distinguendosi per competenza, rigore e umanità. A tracciarne un ricordo toccante è il professor Roberto De Ponti, docente ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università dell’Insubria e primario di Cardiologia 1 all’Asst Sette Laghi:

«Apprendiamo con sorpresa e sgomento la prematura scomparsa di Franco Zecchillo a seguito dell’incidente aereo in Bosnia. Franco era un tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, una professione spesso poco conosciuta. Aveva dedicato la sua vita al lavoro di tecnico perfusionista nella sala operatoria di cardiochirurgia, gestendo la circolazione extracorporea attraverso una macchina che mantiene in vita il paziente durante gli interventi cardiochirurgici, quando il cuore viene fermato».

Parallelamente all’impegno clinico, Zecchillo ha formato generazioni di studenti presso l’ateneo varesino, ricoprendo anche il ruolo di relatore di numerose tesi di laurea nel corso in Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare.

Come sottolinea ancora il professor De Ponti, neppure il pensionamento ne aveva rallentato lo spirito di servizio:

«Per anni aveva insegnato con dedizione e passione nel nostro Ateneo, nell’ambito del corso di Metodi e tecniche di ecocardiografia. Con la sua esperienza e le sue competenze aveva formato generazioni di studenti, contribuendo a estendere l’impiego del tecnico perfusionista anche in ambito diagnostico cardiologico. Amato dagli studenti, era per loro un punto di riferimento.

Il pensionamento non aveva fermato il suo spirito attivo: aveva continuato a impegnarsi in ambito ordinistico e nel volontariato con la Croce Rossa Italiana. Il destino ha voluto che proprio in quest’ultimo ambito la sua vita adempisse a una tragica conclusione. La sua scomparsa non cancellerà il ricordo di una persona che è stata guida per tanti ex studenti, oggi professionisti e docenti, né la stima e la gratitudine di tutto l’Ateneo».

redazione@varese7press.it

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