VARESE, 30 ottobre 2026-Il clima che cambia non risparmia nemmeno il patrimonio boschivo lombardo. Secondo i dati forniti dal report “La bioeconomia delle Foreste” (giunto alla sua IXª edizione) e presentati in occasione del Forum Foreste di Legambiente, dal 1° gennaio al 15 ottobre 2026 in Lombardia sono andati in fumo 606 ettari di bosco a causa di 17 roghi. Un bilancio che posiziona la regione tra le aree italiane in cui il rischio incendi registra la crescita più marcata rispetto allo scorso anno.
L’ondata di roghi ha colpito in modo diffuso diverse province, coinvolgendo località come Venegono Inferiore e Laveno Mombello nel Varesotto, Garzeno nel Comasco, Lovero in Valtellina, Cene nella Bergamasca, Lumezzane nel Bresciano e Valmadrera nel Lecchese
A rendere il patrimonio forestale lombardo sempre più vulnerabile è la combinazione tra l’aumento sostenuto delle temperature, lo stress idrico della vegetazione e le scarse precipitazioni. Sebbene le cifre siano lontane dalle devastazioni registrate nel Sud Italia (dove in Sicilia è andato distrutto oltre il 54,4% del territorio), l’incremento degli incendi nel Nord-Ovest evidenzia una progressiva riduzione dei margini di sicurezza per i boschi locali.
Oltre all’impatto diretto delle fiamme, le anomalie climatiche prolungate e la siccità indeboliscono gli apparati radicali rendendo gli alberi instabili, mentre l’accumulo di biomassa non gestita amplifica le finestre di rischio sul territorio.
Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, evidenzia come vedere una foresta bruciare rappresenti un doppio campanello d’allarme, sia per il presente sia per il futuro. Non basta far arrivare dal cielo lo spegnimento quando è troppo tardi: occorre curare l’esistente con nuove strategie di intervento e coinvolgere i cittadini. Sebbene l’aggiornamento del protocollo antincendio AIB in Lombardia sia un passo positivo, alla gestione degli incendi va affiancata una manutenzione costante delle foreste.
Gli obiettivi europei di tutela e restauro della natura
La crescente minaccia climatica si scontra con gli impegni e le direttive comunitarie per la tutela dell’ambiente. La Strategia UE sulla Biodiversità prevede la protezione di almeno il 30% del territorio entro il 2030, mentre la Nature Restoration Law fissa un obiettivo generale di ripristino ambientale su almeno il 20% delle superfici terrestri dell’Unione Europea. In questo scenario, il moltiplicarsi dei rischi di incendio e degrado mette a repentaglio gli sforzi di rinaturazione e gli investimenti sul capitale naturale.
Un ruolo centrale nella strategia dell’associazione ambientalista è affidato alle foreste urbane, al centro della campagna regionale Cammina Foreste Urbane 2026. Nelle aree ad alta densità abitativa, il verde svolge funzioni ecosistemiche fondamentali, quali la mitigazione termica e la riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico.
Per potenziare la presenza della natura nelle città, Legambiente sollecita un cambio di passo nella pianificazione urbanistica e nell’uso dello spazio pubblico. Federico Del Prete, responsabile spazio pubblico di Legambiente Lombardia, spiega che per incrementare le foreste urbane è necessario de-sigillare i suoli asfaltati, permettendo la messa a dimora di specie vegetali anche dove sembrerebbe impossibile. Le infrastrutture per la mobilità devono fungere sempre più da corridoi verdi oltre che da corsie veicolari.
