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BBVarese all’attacco: “Host e albergatori esattori senza compenso e con tutti i rischi”

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Un B&B a Varese

VARESE, 31 ottobre 2026-Crescono i Comuni della provincia di Varese che applicano l’imposta di soggiorno, tra cui figurano recentemente Cardano al Campo, Busto Arsizio, Samarate e Brusimpiano.

Questa estensione della tassa municipale ha riacceso le proteste sul meccanismo di riscossione. A denunciare la situazione è BBVarese, l’associazione delle strutture extralberghiere della provincia, che contesta le modalità con cui viene gestito il tributo, evidenziando come host e albergatori siano costretti a fare da esattori senza ricevere alcun compenso e assumendosi tutti i rischi a proprio carico.

Nei B&B, nelle case vacanza e nelle piccole strutture ricettive del territorio, i gestori svolgono un compito non richiesto che li vede riscuotere l’imposta per conto del Comune. I gestori devono obbligatoriamente informare gli ospiti, pena l’applicazione di sanzioni, raccogliere l’importo, tenere i registri contabili e presentare dichiarazioni trimestrali e annuali, seguendo scadenze, modelli e piattaforme che cambiano da un Comune all’altro. Per questo lavoro amministrativo non è previsto alcun compenso economico. Inoltre, quando l’ospite paga con carta di credito, la commissione bancaria si applica sull’intero importo incassato, comprensivo dell’imposta.

A ciò si aggiungono i costi bancari per l’invio delle somme al Comune, le spese per i software gestionali e le penalizzazioni applicate da alcuni portali di prenotazione, tutte voci di spesa che pesano su attività operanti con margini ridotti.

Un aspetto particolarmente critico riguarda la responsabilità legale introdotta dal 2020, che considera il gestore responsabile del pagamento dell’imposta di soggiorno con diritto di rivalsa sugli ospiti, esponendolo a sanzioni amministrative in caso di omissioni o ritardi. In concreto, se un ospite rifiuta di pagare o parte senza saldare il conto, il gestore deve comunque versare la somma al Comune, anticipandola di tasca propria. La rivalsa riconosciuta dalla legge viene definita dall’associazione come una tutela puramente teorica e ridicola, poiché inseguire un cliente già partito o straniero per recuperare poche decine di euro costa più dell’importo stesso.

Di fronte a questa situazione, BBVarese ha avanzato precise richieste alle amministrazioni comunali. Tra queste figurano il riconoscimento di un rimborso per i costi sostenuti nell’attività di riscossione, misura già attiva a Roma e Palermo, la copertura dei costi di commissione e di trasmissione delle somme versate, e l’adozione di regolamenti, scadenze e piattaforme uniformi almeno a livello provinciale per ridurre la burocrazia. L’associazione chiede inoltre l’introduzione di una procedura specifica per i rifiuti di pagamento, tale per cui in caso di rifiuto documentato sia il Comune ad agire direttamente contro l’ospite senza obbligare la struttura ad anticipare i soldi, oltre all’istituzione di un tavolo permanente di confronto con le categorie.

L’associazione ribadisce la propria disponibilità a collaborare, ricordando che per ogni cento euro spesi dai turisti nel territorio, il settore extralberghiero ne ricava mediamente trentatré per i pernottamenti, mentre i restanti sessantasette euro alimentano direttamente l’indotto economico di ristoratori, commercianti, trasporti e servizi culturali. Gli operatori dell’extralberghiero, che ormai rappresentano ben il sessantacinque percento dei posti letto disponibili in provincia di Varese, lamentano di essere gli unici incaricati e penalizzati, sottolineando che a differenza degli albergatori non possono usufruire di decine di bandi a loro favore. La nota è firmata da Alfredo Del Ferro, presidente dell’Associazione BBVarese.

redazione@varese7press.it

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