BUDAPEST, 12 aprile 2026 –di GIANNI BERALDO
Le urne si sono aperte stamattina in un’Ungheria sospesa tra la continuità e una svolta storica. Ma tra i corridoi dei seggi della capitale e nelle province magiare, c’è anche un pezzo di politica italiana e varesina che osserva in silenzio.
È il senatore Alessandro Alfieri, esponente di spicco del Partito Democratico (fa parte della Direzione nazionale), oggi impegnato in una delle missioni internazionali più delicate degli ultimi anni: il monitoraggio delle elezioni politiche ungheresi per conto dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE.
La scelta di Alfieri per questa missione non è casuale. Prima di diventare un volto centrale della segreteria nazionale del PD e capogruppo in Commissione Esteri e Difesa, Alfieri ha alle spalle una solida carriera diplomatica che lo ha portato a operare in contesti complessi, dai Balcani al Corno d’Africa. Questa doppia veste, la sensibilità politica unita al rigore tecnico del diplomatico, lo rende un osservatore ideale per un voto che l’Europa intera guarda con il fiato sospeso.
L’Ungheria di oggi è un Paese profondamente polarizzato. Da una parte il sistema di potere di Viktor Orbán, al governo da sedici anni; dall’altra l’ascesa meteorica di Péter Magyar e del suo partito TISZA, che ha trasformato queste elezioni in un vero e proprio referendum sullo stato della democrazia ungherese.
Il senatore Alfier9, arrivato a Budapest già nei giorni scorsi, sta seguendo le procedure che avevamo anticipato: la verifica dell’integrità dei seggi, il monitoraggio della libertà di espressione degli elettori e la garanzia che ogni scheda venga contata in modo trasparente.
“Siamo qui per garantire che il processo elettorale rispetti gli standard internazionali,” aveva dichiarato Alfieri alla vigilia della partenza, sottolineando l’importanza di monitorare anche le interferenze esterne e gli accordi geopolitici che gravitano attorno a Budapest.
Il lavoro di Alfieri e degli altri osservatori internazionali non è una mera formalità burocratica. In un momento in cui l’Ungheria si trova ai ferri corti con Bruxelles per questioni legate allo Stato di diritto e ai fondi europei congelati, la relazione finale della missione OSCE sarà il documento chiave che stabilirà la legittimità del futuro governo agli occhi del mondo.
Per il senatore varesino, questa missione rappresenta il culmine di un impegno internazionale che lo vede costantemente in prima linea nella difesa dei valori democratici europei.
Mentre i primi dati dell’affluenza iniziano a filtrare, gli “occhi” dell’Europa ( e quelli di Alfieri) restano fissi sui verbali elettorali.




