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Commercio e centri storici: Ferrara (M5S) attacca il Governo sui fondi

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Corso Matteotti Varese

ROMA / VARESE, 13 ottobre 2026 – Difendere il commercio di prossimità e tutelare i centri storici rappresenta un obiettivo condivisibile, ma l’assenza di risorse economiche rischia di trasformare il provvedimento nell’ennesima legge priva di strumenti concreti. È questa la posizione espressa dal deputato varesino del Movimento 5 Stelle Antonio Ferrara, componente della Commissione Attività produttive della Camera, intervenuto durante la discussione generale sulla proposta di legge A.C. 362-A, presentata dalla Lega e relativa alla valorizzazione delle attività commerciali e artigianali nei centri storici.

Il parlamentare ha sottolineato come la questione tocchi da vicino Varese e l’intera provincia, da Busto Arsizio a Gallarate, da Saronno ai piccoli comuni del territorio. La chiusura di una bottega, secondo Ferrara, non si traduce soltanto nella perdita di un’attività economica, ma comporta la scomparsa di posti di lavoro, servizi di prossimità, relazioni sociali e di un pezzo fondamentale dell’identità comunitaria, generando una vera e propria frattura sociale che colpisce piccoli commercianti, artigiani, famiglie e anziani.

Al centro delle critiche del deputato pentastellato vi è la progressiva eliminazione dei finanziamenti previsti nella stesura originaria. Nel 2022 la Lega aveva avanzato un testo che prevedeva un fondo da 300 milioni di euro all’anno per tre anni, per un totale di 900 milioni mai effettivamente stanziati; tuttavia, dopo quasi quattro anni di lavori parlamentari, il fondo è stato azzerato, lasciando una legge che pretende di rilanciare il settore senza stanziare un solo euro di nuovi finanziamenti.

Ferrara ha inoltre evidenziato il forte contrasto con le priorità economiche dell’Esecutivo, citando i circa 13,5 miliardi di euro destinati al Ponte sullo Stretto a fronte della totale assenza di risorse aggiuntive per le botteghe. Per il deputato, le difficoltà del commercio di vicinato dipendono da fattori strutturali come il caro affitti, i costi energetici insostenibili e la concorrenza delle piattaforme digitali, problematiche che non possono essere affrontate unicamente attraverso regolamenti comunali, prescrizioni sulle tipologie merceologiche o il calcolo delle distanze minime tra gli esercizi, ricordando che «le bollette non si pagano con le buone intenzioni».

Nel corso del dibattito, Ferrara ha richiamato le proposte avanzate dal Movimento 5 Stelle in Commissione, tra cui l’istituzione di un fondo da 50 milioni di euro annui per le botteghe storiche e uno stanziamento di 150 milioni annui per la riqualificazione energetica degli immobili commerciali, considerati essenziali per abbattere stabilmente i costi aziendali, favorire il ricambio generazionale e consentire ai giovani di aprire nuove attività.

Infine, l’esponente pentastellato ha messo in guardia contro il rischio di una deriva turistica dei centri storici, destinati a trasformarsi in musei a cielo aperto a scapito della residenzialità e dei servizi essenziali per anziani e famiglie. Pur riconoscendo i miglioramenti introdotti durante l’esame parlamentare, Ferrara ha concluso ribadendo che il limite della norma risiede nella pratica: i centri storici e le botteghe non si salvano stabilendo distanze minime tra i negozi, ma riducendo la distanza tra le promesse della politica e i problemi reali delle persone.

redazione@varese7press.it