“Muralismo”, Street Art al centro aggregativo Ottoemezzo di Milano

MILANO, 24 febbraio 2021 – Ottoemezzo C.A.G., il nuovo centro aggregativo giovanile di Zona 8 (Milano) e SpazioTempo Aps, associazione di promozione sociale che sviluppa progetti di cittadinanza attiva per tutelare e valorizzare il territorio, annunciano l’evento “MURALISMO – Street art, diritto e espressione” che si terrà sabato 27 Febbraio 2021, a partire dalle ore 15:30, presso il Parco dei Triangoli di Milano (Via Adolfo Omodeo, 29). L’iniziativa è promossa dal Municipio 8 del Comune di Milano, Ottoemezzo C.A.G. e SpazioTempo APS, con il supporto di Andrea Cegna, giornalista, e Mirko Mazzali, avvocato e delegato alle periferie per il Comune di Milano, e con la partecipazione di Pao, Shareradio e QuBì Gallaratese.

“Scrivere o disegnare su un muro, cosa significa? Che responsabilità ci si prende? Che reato si compie? Il segno dell’uomo su un muro è una forma di vita e d’espressione o altro?” partendo da queste semplici domande, l’evento “MURALISMO – Street art, diritto e espressione” vuole creare dibattito e affrontare uno dei temi più divisi e mal gestiti degli ultimi anni dentro le città: quello del muralismo.

Durante l’evento verrà presentato il libretto “Muralismo” realizzato dal Municipio 8 di Milano con il supporto di Andrea Cegna, giornalista, e Mirko Mazzali, avvocato e delegato alle periferie per il Comune di Milano.




Da luogo di concerti a centro vaccinale, l’Alcatraz di Milano si propone alla Regione: ”Cosí riapriremo tutti prima”

MILANO, 23 febbraio 2021-E’ nell’interesse di tutti uscire quanto prima dall’incubo Covid e la vaccinazione di massa è la sola strada concreta percorribile verso il ritorno ad una vita piena. Per questo ti chiediamo di firmare la nostra petizione e di girarla a tutti i tuoi amici e conoscenti affinché diventi di dominio pubblico e possa dare un forte impulso in questo senso ai decisori politici. Ne va della nostra libertà, ne va della nostra gioia di vivere.

I locali di pubblico spettacolo possono essere utilizzati come Centri Vaccinali da subito senza la necessità di particolari interventi strutturali in quanto dotati di ampi spazi con numerosi ingressi e uscite, di servizi sanitari, di impianti di aerazione, illuminazione e riscaldamento, e capaci di ospitare contemporaneamente diverse centinaia di persone senza creare pericolosi assembramenti.

Le discoteche e i club sono infatti strutture studiate per gestire grandi flussi di persone in poco tempo, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza; dunque anche accogliere le persone in attesa del vaccino. Combattere il Covid all’interno di un luogo conosciuto e confortevole come una pista da ballo o un locale che normalmente si frequenta tutto l’anno può essere un ottimo invito a vaccinarsi, soprattutto fra i più giovani.

In Inghilterra hanno già trasformato questa proposta in realtà: sono già tantissime le persone che hanno ricevuto il vaccino all’interno di un Club ed anche grazie a questa soluzione è stato possibile vaccinare già un terzo della popolazione adulta ed a breve si potrà procedere alla riapertura di attività finora rimaste chiuse.

Chiediamo dunque a Regione Lombardia, in particolare al Vice Presidente ed Assessore al Welfare Letizia Moratti e all’Assessore allo Sviluppo Economico Guido Guidesi affinché i nostri spazi non restino inutilizzati ma siano messi a disposizione della collettività per l’allestimento di Centri vaccinali distribuiti capillarmente sul territorio, in ambienti già a norma, provvisti di tutti i servizi necessari, garantendo una efficace campagna vaccinale e al tempo stesso offrendo possibilità concrete di sopravvivenza alle aziende di pubblico spettacolo e ai loro dipendenti che attualmente versano in gravissima difficoltà.

FIRMA LA PETIZIONE

 




Quadro della Fondazione Molina sarà esposto in mostra a Palazzo Reale

VARESE, 22 febbraio 2021-La Fondazione Molina custodisce un patrimonio artistico considerevole di dipinti e sculture, che ha ricevuto in dono da diversi benefattori durante la sua lunga storia. Uno dei quadri più pregiati della pinacoteca della Fondazione sarà esposto a Palazzo Reale di Milano dal 5 marzo al 25 luglio all’interno della mostra “Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra 500 e 600”. 

Si tratta del quadro “Ghirlanda di fiori con scena”, opera di Giovanna Vincenzina Bianchi e di suo fratello Federico proveniente dalla donazione Perelli-Prandini e custodito presso la Sala Consiliare della Fondazione, un olio su tela di dimensioni importanti (120×90) che rappresenta la Madonna con il bambino circondata da due santi, il tutto racchiuso da una stupenda ghirlanda di fiori.

Una breve descrizione del quadro: nella rappresentazione il viso ovale della Vergine emerge dall’ombra dello sfondo, che avvolge in parte anche la Santa sulla destra. Giovane e aggraziata, con un filo di perle nei capelli, questa santa che si china a baciare affettuosamente la manina del Bambino potrebbe essere Caterina d’Alessandria, ma non reca nessun attributo iconografico che potrebbe permettere di identificarla con sicurezza. Il Santo, posto sulla sinistra, permette di capire che si tratta di un Papa, per la presenza della croce con tre traverse. Il Bambino scherzosamente appoggia la mano sulla sua testa ormai quasi calva, contribuendo al tono intimo e famigliare della composizione, che in origine ornava una ricca dimora oppure i locali di un convento. Nella cornice floreale di questo quadro si distinguono garofani sfrangiati, gigli martagoni dai petali rossi rivolti all’insù, tulipani variegati cosiddetti “pappagallo”, che tanto di moda andavano nel Seicento, e che troviamo ancor oggi nei bouquet dei fiorai. Ma sono rappresentate anche varietà di rose antiche che oggi non sono più generalmente coltivate, o che sono andate definitivamente perdute. Tutti rappresentati con uno straordinario virtuosismo che le rende nuovamente vive ai nostri occhi.




“#Chiaroscuro, un reportage sulla fatica di crescere”: documentario e incontro pubblico per fare prevenzione delle dipendenze

VARESE, 22 febbraio 2021-Un documentario di forte impatto e un incontro online aperto a tutti per fare prevenzione delle dipendenze in Lombardia e tenere alta l’attenzione sul problema della diffusione delle droghe tra i ragazzi. Venerdì 26 febbraio un appuntamento da non perdere a conclusione del progetto WeFree di San Patrignano contro le dipendenze condotto grazie al sostegno della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, da tempo attenta al tema della prevenzione, per sensibilizzare i giovani e aprire un dibattito sui rischi connessi all’uso di sostanze.

Dalle ore 20, in collaborazione con le associazioni Anglad Milano e Anglad Prealpina, sarà trasmesso online #Chiaroscuro, un reportage sulla fatica di crescere”, il nuovo strumento realizzato da San Patrignano per prevenire le dipendenze e dare continuità a WeFree anche in tempo di Covid.

Si tratta di un vero e proprio prodotto cinematografico in cui tre ragazzi che hanno svolto il percorso di recupero in comunità e oggi si sono reinseriti, CarolinaMelita e Federico, raccontano la loro storia, i loro errori, la fatica di rialzarsi e la gioia per una vita ritrovata. Compagno di viaggio l’attore Francesco Apolloni, filo conduttore fra i loro racconti.

Dopo la visione del documentario, i partecipanti potranno prendere parte all’incontro online con alcuni dei tre giovani protagonisti e con altri ragazzi di San Patrignano, che porteranno la loro testimonianza con semplicità e schiettezza, raccontando le loro storie personali, come siano arrivati alla tossicodipendenza e come abbiano ripreso in mano la propria vita in comunità. Il dibattito sarà moderato dalla giornalista Angela Iantosca.

La partecipazione alla serata è gratuita, per prenotarsi e ricevere il link scrivere a info@wefree.it

Per dare continuità alla campagna di prevenzione delle dipendenze sostenuta da Fondazione Banca del Monte di Lombardia anche durante la pandemia, le molteplici attività di WeFree iniziate in presenza e rivolte agli studenti, ai docenti e alle famiglie sono state riprogrammate in modalità a distanza. Grazie a 8 incontri online con le scuole9 format online #Chiaroscuro e 3 serate di visione del documentario e dibattito online dedicate alla comunità educante, sono stati raggiunti oltre 2mila studenti di circa 100 classi delle scuole medie e superiori, più quasi 1000 persone negli incontri aperti a cittadini, famiglie, docenti, educatori, associazioni, delle province di Milano, Monza Brianza, Como, Lecco, Brescia, Varese.

“Prima della pandemia avevamo sempre incontrato gli studenti nelle loro città, circa 50mila ogni anno – spiega Patrizia Russi, responsabile del progetto WeFree –, con format come workshop teatrali e dibattiti nelle scuole, oltre a farli venire in visita a San Patrignano. Ora, per non fermare la nostra attività di prevenzione, abbiamo trasferito sullo schermo la modalità “peer to peer” degli eventi”.

“I partecipanti agli incontri si possono ritrovare almeno in parte nei racconti dei nostri ragazzi, storie che parlano di bullismo, di rapporti familiari difficili, di fatica ad integrarsi e a farsi accettare, e saranno chiamati ad una riflessione sulle proprie scelte – aggiunge Silvia Mengoli, responsabile del progetto WeFree –. La speranza è che le loro storie possano essere uno spunto di riflessione per tutti e che da queste possa nascere un confronto costruttivo”.

 




Il Teatro Santuccio riapre il 22 febbraio: iniziativa nazionale di protesta per ridare visibilitá ai teatri

VARESE, 18 febbraio 2021-II regista varesino Andrea Chiodi, direttore artistico della stagione di prosa e del festival Tra Sacro e Sacro Monte insieme alla proprietà del teatro Santuccio vogliono unirsi ai tanti teatri Italiani che parteciperanno all’iniziativa di lunedì 22 febbraio per ridare luce ai teatri.
“A Varese, ad oggi, purtroppo, il teatro Apollonio è chiuso ma per fortuna riaprirà” dice

Elena Piro proprietaria del Santuccio

Andrea Chiodi “e un altro luogo come il Politeama sembra poter ambire, anche questo per fortuna, a diventare, in un prossimo futuro, un luogo di cultura per la città, ma intanto credo sia importante dare un segno forte per far tornare la città a parlare di teatro, non solo come luogo, ma come possibilità di crescita e sviluppo culturale di una città,
apriamo così simbolicamente il teatro Santuccio, unico teatro “aperto” in città grazie anche alla lungimiranza della proprietà, e lo faremo lanciando una bella iniziativa futura”. Riportiamo qui il comunicato dell’iniziativa
nazionale: U.N.I.T.A. (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) invita “tutte le donne e gli uomini che dirigono i teatri italiani, da quelli più piccoli fino ai grandi Teatri nazionali, a illuminare e tenere aperti i propri teatri la sera del 22 febbraio (dalle 20 alle 21.30)”.

Governo che come prima misura di contrasto al coronavirus intimava la chiusura immediata dei teatri nelle principali regioni del Nord, estendendo rapidamente il provvedimento a tutto il territorio nazionale nel giro di pochi giorni, Unita – spiega l’associazione – chiede al nuovo governo e a tutta la cittadinanza che si torni immediatamente a parlare di teatro e di spettacolo dal vivo, che lo si torni a nominare, che si programmi e si renda pubblico un piano che porti il prima possibile ad una riapertura in sicurezza di questi luoghi”.
Per questo accenderemo le luci e apriremo le porte del teatro Santuccio dalle 20 alle 21.

Invitiamo tutti i cittadini a scriverci alle mail info@teatrosantuccio.it o a info@trasacroesacromonte.it il loro desiderio di tornare a teatro e la loro necessità di cultura, messaggi che saranno poi pubblicati sui social.

Saranno presenti altri artisti della città invitati.




“Pandemia. Sulle tracce del virus”: documentario inedito in onda sulla RSI

VARESE, 18 febbraio 2021-“Pandemia”, una produzione RSI per la SSR, debutterà su LA 1 in un’edizione speciale di Storie domenica 21 febbraio 2021, dal 24 febbraio sarà disponibile su Play Suisse in italiano, francese e tedesco, con sottotitoli in romancio e, sempre in prima serata, sarà presentata il 24 da RTS Un e il 25 da SRF 1.
“Per questo lavoro” – spiega Mario Casella – “abbiamo avuto accesso a una miniera di materiale dal valore inestimabile, il patrimonio audiovisivo della SSR che ci ha permesso di raccontatore un anno di pandemia”.

“Un racconto tutt’altro che privo di difficoltà” – aggiunge Philippe Blanc – “tanto sul piano emotivo – per le storie toccanti che abbiamo incontrato – che su quello organizzativo”.

Il 25 febbraio 2020 la Svizzera registrava il primo caso ufficiale di COVID-19 con un paziente risultato positivo in Ticino. A un anno da quella giornata che preannunciava un cambiamento epocale nelle nostre vite, e mentre l’arrivo dei primi vaccini apre nuove prospettive nella lotta al coronavirus, gli autori del documentario Philippe Blanc e Mario
Casella propongono una rilettura originale di questa difficile e drammatica annata.
Attraverso quali canali il virus è arrivato in Svizzera? In che modo hanno reagito le istituzioni di fronte a una pandemia che già da tempo era stata preannunciata come uno dei pericoli più probabili per il futuro del nostro paese?

Quali costi umani e sociali ha generato la COVID?
Il documentario svela alcuni retroscena poco noti di questa emergenza sanitaria. Il nuovo virus circolava in Europa già circa quattro mesi prima dell’arrivo in Svizzera: dettagli e retroscena dei primi focolai in Italia e Germania.

I primi segnali d’allarme arrivano a Berna con la segnalazione di un bus carico di turisti cinesi in viaggio da Roma a Parigi attraverso le Alpi svizzere. Questi e altri episodi inediti o poco noti accompagnano questa rivisitazione carica di emozioni dell’anno pandemico.

Pazienti, operatori sanitari, ricercatori, politici, operatori economici e altri attori coinvolti in ogni angolo della Svizzera nella lunga maratona per sconfiggere il virus, raccontano le loro esperienze lasciando intravvedere una luce di speranza in fondo a questo lungo tunnel nel quale ci siamo infilati a fine febbraio 2020.
Diffusione:
• RSI LA 1: domenica 21 febbraio 2021 alle ore 20.40
• RTS Un: mercoledì 24 febbraio 2021 alle ore 20.10
• SRF 1: giovedì 25 febbraio 2021 alle ore 20.05
• Play Suisse: il documentario sarà disponibile dal 24 febbraio con 3 canali audio (IT/FR/DE) e i sottotitoli in romancio




”Dante. La visione dell’arte”, mostra d’altissimo livello ai Musei San Domenico dall’1 aprile all’11 luglio:

FORLI’, 16 febbraio 2021-Un viaggio nella storia dell’arte tra Medioevo ed età contemporanea, con circa trecento capolavori selezionati dal Duecento al Novecento: da Giotto, Filippino Lippi, Lorenzo Lotto, Michelangelo, Tintoretto, fino ad arrivare a Boccioni, Casorati e tanti altri maestri del secolo scorso.

Sarà una esposizione monstre. Con “Dante. La visione dell’arte”,organizzata a Forlì, nei Musei San Domenico, ed in programma dall’1 aprile all’11 luglio, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e le Gallerie degli Uffizi, nell’ambito delle celebrazioni promosse dal Mibact, racconteranno a 360 gradi la figura del Sommo Poeta, nel 7° centenario della sua morte.

Frutto di un robusto sodalizio tra i due enti, l’esposizione non è solo occasione per dare corpo all’anniversario dantesco: nel momento difficile che il mondo intero sta vivendo, intende rappresentare anche un simbolo di riscatto e di rinascita non solo del nostro Paese, ma del mondo dell’arte e dello spirito di cultura e civiltà che essa rappresenta.

Il progetto nasce da un’idea di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, Direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Curatori della mostra sono il Professor Antonio Paolucci e il Professor Fernando Mazzocca, coadiuvati da un prestigioso comitato scientifico.

La scelta di Forlì come scenario dell’esposizione è parte di una strategia di valorizzazione di un luogo e di un territorio che non costituisce solo un ponte naturale tra Toscana ed Emilia-Romagna. Forlì è città dantesca. A Forlì Dante trovò rifugio, lasciata Arezzo, nell’autunno del 1302, presso gli Ordelaffi, signori ghibellini della città. A Forlì fece ritorno, occasionalmente, anche in seguito.

La mostra affronta un arco temporale che va dal Duecento al Novecento. Per la prima volta, l’intimo rapporto tra Dante e l’arte viene interamente analizzato e ricostruito, presentando gli artisti che si sono cimentati nella grande sfida di rendere in immagini la potenza visionaria di Dante, delle sue opere ed in particolare della Divina Commedia, o hanno trattato tematiche simili a quelle dantesche, o ancora hanno tratto da lui episodi o personaggi singoli, sganciandoli dall’intera vicenda e facendoli vivere in sé.

Circa cinquanta, tra dipinti, sculture e disegni, le opere che le Gallerie degli Uffizi, coorganizzatrici del grande evento espositivo, hanno messo a disposizione di “Dante. La visione dell’arte”. Tra queste, un corpus di disegni a tema di Michelangelo e di Zuccari. I celebri ritratti del Poeta di Andrea del Castagno e di Cristofano dell’Altissimo. E poi l’Ottocento con Nicola Monti, Pio Fedi, Giuseppe Sabatelli, Raffaello Sorbi e il capolavoro di Vogel von Volgestein, Episodi della Divina Commedia.

Non solo gli Uffizi, però, hanno aperto i loro ‘scrigni danteschi’ per la mostra: arriveranno prestiti dall’Ermitage di San Pietroburgo, dalla Walker Art Gallery di Liverpool, dalla National Gallery di Sofia, dalla Staatliche Kunstsammlungen di Dresda, dal Museum of Art di Toledo, Musée des Beaux-Art di Nancy, di Tours, di Anger; e poi dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dalla Galleria Borghese, dai Musei Vaticani, dal Museo di Capodimonte e da innumerevoli musei italiani e stranieri.

Con uno stile magniloquente e antologico, l’esposizione condurrà il visitatore alla scoperta della crescente leggenda di Dante attraverso i secoli. Laprima fortuna critica del Poeta verrà mostrata attraverso le prime edizioni della Commedia e alcuni dei più importanti Codici miniati del XIV e XV secolo. Apposite sezioni saranno dedicate alla sua fama nella stagione rinascimentale, alla riscoperta neoclassica e preromantica del suo genio, alle interpretazioni romantiche e Novecentesche della sua opera ed eredità;capitoli a parte verranno dedicati all’ampia e fortunata ritrattistica dedicata all’Alighieri nella storia dell’arte, al tema del rapporto tra Dante e la cultura classica, alla figura di Beatrice, che il Poeta eleva ad emblema del rinnovamento dell’arte e delle sue stesse positive passioni.

Protagonisti della mostra saranno anche le molteplici raffigurazioni che alcuni tra i più grandi artisti hanno offerto nel corso della storia della narrazione dantesca del Giudizio universale, dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Il percorso si concluderà con capolavori ispirati, nella loro composizione, al XXXIII canto del Paradiso.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: “In questo periodo, è importante ritrovare in Dante non solo un simbolo di unità nazionale, ma anche un conforto spirituale e un riferimento culturale comune. La mostra sarà un’occasione per ripensare al padre della lingua italiana e offrirà materia per riflettere sull’importanza che l’opera dantesca – i suoi versi, i personaggi e gli eventi da lui narrati – riveste ancora nei nostri tempi”.

Il direttore delle Grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli: “Penso di poter dire che se c’è un’esposizione davvero completa e davvero nazionale, nell’anno centenario di Dante, quella forlivese si iscrive ad esserlo. Non solo la Commedia viene ricondotta lungo i rispecchiamenti che l’arte ne ha tratto, ma tutto Dante. Un viaggio dell’arte e un viaggio nell’arte che ci consente di rivedere Dante, il suo tempo e il nostro”.




Il Politeama di Varese sará il nuovo teatro stabile: gestione da parte del Comune con nullaosta della Fondazione Molina

VARESE, 13 febbraio 2021-di GIANNI BERALDO-

Sará probabilmente lo storico Cineteatro Politeama situato nella centralissima  Piazza XX Settembre a ospitare nei prossimi anni rassegne teatrali e concerti in cittá, gestito direttamente dal Comune di Varese.

Il Cda dellla Fondazione Molina, proprietario dell’immobile, ieri sera durante un incontro in videoconferenza con il sindaco Davide Galimberti che ne ha illustrato le proposte concrete come termini di utilizzo e sviluppo futuro, ha infatti votato all’unanimitá l’avvio di un percorso di concessione del diritto di superficie da parte del Comune a fronte del pagamento di un canone di locazione.

Un’operazione resasi necessaria soprattutto in considerazione del fatto che il Teatro Apollonio sito in Piazza della Repubblica,  ideato come struttura teatrale provvisioria in attesa di quello stabile, ha ”resistito” stoicamente pr oltre dieci anni arresosi solo al cospetto di un imprevisto fallimento dell’azienda proprietaria del ”tendone” e con l’impossibilitá di poterlo ancora mantenere.

Da qui la chiusura definitiva con il probabile cambio d’uso della superficie e relativo abbattimento dello stesso teatro.

Quest’utlima ovviamente solo un’ipotesi ma altamente probabile considerato che non verrá piú riaperto.

Dell’utilizzo e rinnovo del Politeama se ne parlava da molto tempo.

Qualche promoter come il legnanese Miguel Dell’Acqua in passato aveva pure presentato dei progetti interessanti ma arenatesi quasi subito al cospetto di cifre importanti necessarie per la completa ristrutturazione.

Ora le cose sono diverse, dove la parola concretezza ha messo fine a quelle fumose dichiarazioni d’intenti tipico di un recente passato, dove il ”fare” aveva lasciato troppo spazio a un illogico status quo da parte della precedente amministrazione comunale applicato a molti progetti cittadini.

Non siamo in possesso dei termini dell’accordo (costi e tempi ad esempio), cosí come non conosciamo nel dettaglio il progetto di riqualificazione dell’immobile, ma abbiamo giá un certezza: finalmente Varese avrá un teatro stabile.

Ricordiamo che il nuovo Cineteatro Politeama (originariamente d’epoca fascista) fu inaugurato il 14 novembre del 1969 con una serata di gala alla quale parteciparono addirittura Alberto Sordi e Monica Vitti con la prima del film ”Amore mio aiutami”.

Una vocazione quella del Politeama piú da sala cinematografica che teatrale (quelle bellissime e comode poltroncine di velluto rosso se le ricordano ancora in molti), anche se nei decenni questa grande sala da 1200 posti ha ospitato anche qualche rappresentazine teatrale e concerti, olre a incontri politici come ad esempio quello con protagonisti Matteo Renzi o Roberto Maroni. Poi la chiusura definitiva nel 2008.

Insomma dopo anni di oblio finalmente il Politeama potrá divenire un altro imprtante punto di riferimento  (anche storico) per tutti i varesini, meritevoli di avere un teatro degno di questo nome e della cittá che rappresenta.

direttore@varese7press.it

 




Recensioni dischi: “Ritorno” di Paolo Baldoni e Luca Bonaffini 40 anni dopo

VARESE, 10 febbraio 2021-Sette incisioni originali ritrovate nell’archivio storico di Paolo Baldoni e Luca Bonaffini nella musicassetta autoprodotta dai due cantautori ancora studenti nel 1981, rimasterizzate e restaurate.
Si chiamavano sale di incisione, perché è lì che su nastri analogici (il digitale era ancora un sogno…) venivano incise le tracce principali e le possibili sovra incisioni.
Eravamo alla fine degli anni Settanta e i ragazzi, che compravano a turno vinili per “piratarli” su musicassette vergini per risparmiare, sognavano insieme ai loro eroi musicali.
Quella discografica era ancora un’industria, e lo sarebbe stato ancora per poco meno di un decennio: “incidere” un disco, aveva dei costi impensabili.
Persino dei provini fatti in qualche modo, anche sola voce e chitarra, per uno studente era impossibile.

È in quel contesto storico, a cavallo delle ideologie decadenti e dell’avvento della pop music, che due amici, appassionati di cantautori e compagni di classe, s’incontrano nei pomeriggi invernali per suonare insieme (entrambi chitarristi) le canzoni dei Beatles, CSN&Y, Lolli, Bertoli, Dalla, De Gregori e altri.
Paolo Baldoni ha vent’anni, Luca Bonaffini diciannove e si promettono vicendevolmente che, preso il diploma, mentre frequenteranno l’università, incideranno alcune delle loro canzoni e le porteranno alle case discografiche. Per Paolo è poco più di un gioco. Per Luca una cosa seria.

Settembre 1981.
Eccoli lì, presso lo studio di registrazione Matra Sound di Carlo Alberto Paterlini (polistrumentista e produttore mantovano) con tante canzoni. Ne incidono solo otto, di cui sei con il supporto dell’insegnante di musica conosciuto a scuola, il professor Giovanni Tamburini) e due con l’intera band.
Ricordano Dalla e De Gregori, sono giovani e puliti, ingenui e coraggiosi, ma gli amici li amano.
La CGD è la casa discografica importante più vicina, a Milano, quella di Caterina Caselli e, grazie a un contatto dei genitori di Luca, i due ragazzi riescono ad avere un’audizione con il direttore editoriale. La cosa non va a buon fine, lasciando un po’ delusi i giovani artisti, ma la musicassetta viene ugualmente diffusa e stampata a loro spese col marchio Matra Sound.
Ci sono dentro canzoni scritte tra i diciassette e diciannove anni, con tutte le emozioni limpide tipiche degli adolescenti che raggiungono la maggiore età.

Gennaio 2021.
Quarant’anni dopo, Paolo Baldoni e Luca Bonaffini nuovamente insieme ritratti in una foto d’epoca, tornano con la musicassetta originale, rimasterizzata e distribuita sulle maggiori piattaforme digitali dal 12 febbraio. Il titolo, quella della canzone di apertura, emblematico: Ritorno, dove i due duettano su suoni pop rock. Seguono: Stella bianca (cantata e suonata da Luca), visionaria e crepuscolare, Davanti alla statua di Garibaldi (cantata da Paolo), storica e goliardica nonché ebbra di ironia acquariana, Città grande, città sola (ancora Luca), un romantico valzer francese con un finale d’impronta verdiana, Signorina dai capelli neri (cantata da Paolo), in odore di Lucio Dalla, De Gregori e Ron, leggera e dolce. Concludono Ada (suonata con la band a tempo di rock’n roll) che cita il sottotitolo dell’album “Devi capire che la vita è dura” Se hai qualche cosa, tratta da una poesia di Donatella Bianchini (ballerina classica e in quegli anni fidanzata di Paolo, scomparsa dopo lunghissima malattia degenerativa nel 2019), autrice dei due testi per bambini firmati negli anni successivi insieme a Luca, “Una favola cos’è” (Premio Collodi 1986) e “Cuor di nonna” (1987). Delle otto canzoni ne sono rimaste sette, perché l’ottava (a detta dei due amici) “ritenuta impubblicabile”.
Sette è il solito numero che torna, anche per Long Digital Playing, la Label discografica che ha deciso di farsi carico dell’operazione di recupero.
In attesa, naturalmente, di nuove ballate.

 

 

 

 




Ritorna la Biennale dell’immagine di Chiasso

CHIASSO, 10 febbraio 2021-Nel suo 25esimo anniversario, la Biennale dell’immagine di Chiasso annuncia la prima iniziativa per la prossima edizione che si terrà dal 17 settembre al 14 novembre 2021: il takeover dell’account Instagram della manifestazione da parte di studenti delle scuole artistiche del territorio.

La prima iniziativa di avvicinamento alla Biennale, il cui programma verrà annunciato a inizio settembre, riguarderà un’attività su Instagram, il social media dedicato all’immagine. Gli studenti di una selezione di scuole superiori artistiche del territorio ticinese e lombardo si occuperanno dell’account della manifestazione. Il progetto consiste in un takeover dell’account di Instagram della Biennale dell’immagine di Chiasso (@biennaleimmagineda parte di giovani studenti.

Instagram takeover
L’Instagram takeover è una pratica diffusa nel mondo dei social media: un account Instagram è affidato a celebrità o influencer in modo che questi, per un periodo limitato di tempo, producano e pubblichino contenuti diversi. La Biennale attiverà questa possibilità esplorando lo sguardo dei giovani tra i 18 e i 25 anni, per conoscere cosa sia, per loro, “immagine” oggi. Le scuole che hanno aderito sono molte e già pronte a “prendere possesso” dell’account della Biennale (@biennaleimmagine). Inizieranno proprio questo mese i giovanissimi del Liceo di Mendrisio, studenti di una classe ad indirizzo artistico (la prima in un liceo ticinese) con la collaborazione dei docenti di arti visive.
Le altre scuole ticinesi che parteciperanno all’iniziativa sono l’Accademia di architettura USI a Mendrisio e la SUPSI con il Corso di laurea in Comunicazione visiva. Prenderanno parte all’iniziativa anche l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e l’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como – IED Network .

Nel 2021 la Biennale dell’immagine di Chiasso giunge alla sua dodicesima edizione all’insegna del rinnovamento. Il Comitato che l’ha fondata e resa un grande appuntamento del panorama culturale ticinese passa le consegne a una nuova squadra per permettere alla manifestazione di rigenerarsi e affrontare con energie e occhi nuovi le grandi sfide che la aspettano al tempo del digitale e delle crisi sanitarie. Per festeggiare i 25 anni dell’evento, la Biennale dà con la sua prima iniziativa, la “parola” alle immagini scelte dalle nuove generazioni di spettatori e fruitori del mondo dell’audiovisivo. L’obiettivo della “nuova” Biennale è esplorare le frontiere della creazione e della fruizione della fotografia e delle immagini contemporanee, coinvolgere nuove generazioni di pubblico e indagare questo universo da tutte le prospettive possibili. Prospettive che delineeranno il programma dell’intera Biennale, fiduciosi che si potrà tornare a godere delle immagini, dell’arte e della cultura in presenza e non solo virtualmente. Il programma della Biennale verrà comunicato nella sua interezza a inizio settembre ma ci saranno altre novità in primavera.

La Biennale dell’immagine è una rassegna internazionale di fotografia, video e sulle arti visive contemporanee, nata nel 1996. Negli anni si è dimostrata una manifestazione dinamica, che ha saputo creare sinergie interessanti sul territorio e si è distinta per la ricerca di spazi espositivi peculiari e inediti. Il nuovo comitato intende costruire su questa identità, per esplorare le nuove frontiere della creazione e della fruizione delle immagini e coinvolgere nuove generazioni di pubblico. La Biennale dell’immagine di Chiasso è organizzata dall’omonima Associazione in collaborazione con il Centro Culturale Chiasso.