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Tremezzo, Il welfare italiano torna dove è nato

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TREMEZZO (CO), 31 ottobre 2026-A ottant’anni dal convegno che nel 1946 sancì il passaggio dalla beneficenza di Stato ai veri diritti di cittadinanza, il Grand Hotel Tremezzo torna a essere il baricentro della riflessione sulle politiche sociali nel nostro Paese. Durante la prima giornata dell’evento “Da Tremezzo al futuro”, promossa dal Consiglio Regionale dell’Ordine Assistenti Sociali (CROAS) Lombardia e dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) Lombardia, istituzioni, accademici ed esperti si sono confrontati sulle emergenze e sulle prospettive del settore, sospesi tra memoria storica e pragmatismo amministrativo.

Ad aprire i lavori è stata Simona Regondi, presidente del CROAS Lombardia, che ha rivendicato con forza la matrice laica, preparata e profondamente politica della figura dell’assistente sociale. Definendo la professione come un “operatore della democrazia” chiamato ad attuare l’uguaglianza sostanziale sancita dall’articolo 3 della Costituzione, Regondi ha sottolineato come gli assistenti sociali rappresentino il punto di contatto fisico ed emotivo tra cittadino e istituzioni nelle periferie esistenziali delle città. Respingendo ogni tentativo di trasformare la professione in un capro espiatorio, la presidente ha denunciato che gli attacchi alla categoria rappresentano attacchi indiretti al sistema di tutele pubbliche, ricordando che il servizio sociale costituisce un investimento strategico sul capitale umano e non una voce di costo da scindere dai diritti fondanti.

Il tema della tenuta finanziaria e strutturale del sistema è stato raccolto da Mauro Guerra, presidente di ANCI Lombardia e sindaco di Tremezzina, che ha evidenziato la forbice drammatica tra i bisogni reali e le risorse a disposizione degli enti locali: a fronte di oltre 9 miliardi di euro spesi dai Comuni per il welfare, i fabbisogni ufficialmente riconosciuti non raggiungono i 5 miliardi. Guerra ha evidenziato il rischio concreto di definire formalmente i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (Leps) senza garantire le condizioni finanziarie e professionali per la loro reale attuazione. Un quadro di forte frammentazione confermato da Pierciro Galeone, direttore IFEL, che pur definendo il welfare italiano una storia di successo, ha denunciato l’anomalia di un’assistenza sociale finanziata attraverso 14 distinti fondi nazionali.

La dimensione storica ed evolutiva della professione è stata ripercorsa nel panel moderato da Sara Alberici, vicepresidente CROAS Lombardia. La professoressa Carlotta Mozzone (Università di Torino e SOSTOSS) ha richiamato l’eredità di Tremezzo come propulsore per ripensare il sociale quale motore democratico, mentre Franca Maino (Università degli Studi di Milano e Secondo Welfare) ha illustrato la necessaria transizione verso un “welfare di comunità”.

Per superare la logica dell’emergenza, Maino ha evidenziato l’importanza di creare reti stabili tra istituzioni, amministrazioni e Terzo Settore. L’analisi si è arricchita degli interventi provocatori di Cristiano Gori (Università di Trento) sul complesso rapporto tra politica e professione nella storia recente, e delle riflessioni di Renato Sampogna (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), che ha ribadito la centralità dei Leps e del lavoro in équipe multidisciplinare per garantire standard omogenei su tutto il territorio nazionale.

La sessione pomeridiana, aperta dalla lettura scenica “Guardare lontano” dell’educatrice e attrice Michela Prando e moderata da Silvana Nicola, segretaria CROAS Lombardia, ha orientato il dibattito sulla formazione e sulla trasformazione dei servizi. Annamaria Campanini (già docente all’Università di Milano Bicocca ed ex presidente IASSW) ha sollecitato l’adozione di un approccio trasformativo legato ai Global Standards for Social Work Education, per preparare i professionisti a sfide globali quali migrazioni e mutamenti demografici. Sulla stessa linea, Elena Cabiati (Università Cattolica del Sacro Cuore) ha invitato gli studenti ad assumere un ruolo attivo nell’apprendimento attraverso una costante riflessione critica, ricordando che l’ordine delle cose non è mai definitivo.

Sul versante politico e valoriale, Mara Sanfelici (Università di Milano Bicocca) ha introdotto la prospettiva della “cura della democrazia”, esortando il servizio sociale a non limitarsi all’erogazione di prestazioni o al disciplinamento, ma a rendere visibili le radici sociali della sofferenza attraverso il sostegno alla partecipazione e al dissenso responsabile. L’evoluzione dei ruoli aziendali e direttivi è stata trattata dal formatore Michele Bertola, che ha delineato la figura dei “dirigenti di comunità”, professionalità capaci di gestire l’incertezza e integrare lo sguardo del welfare all’interno di ogni politica pubblica. Infine, Onelia Rivolta (direttrice AnciLab) ha analizzato l’impatto della transizione digitale, indicando nella tecnologia uno strumento da governare per efficientare i processi senza intaccare l’insostituibile valore umano della mediazione e dell’ascolto.

La due giorni al Grand Hotel Tremezzo prosegue nella giornata di oggi,  sabato 31 ottobre, con nuovi momenti di approfondimento, tra cui l’atteso intervento di Barbara Rosina, presidente del Consiglio Nazionale Assistenti Sociali (CNOAS), nel segno di un messaggio chiaro sinteticamente rilanciato dal CROAS Lombardia: riconoscere alla comunità professionale il proprio ruolo politico per garantire un’effettiva difesa dei diritti di cittadinanza.

redazione@varese7press.it

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