Star in sport climbing died in a fall on Sunday in France.

NEW YORK, June 16, 2020– A 16-year-old rising star in sport climbing died in a fall on Sunday in France.

Luce Douady, described as a very promising member of the French climbing team, was with friends in the southeastern part of the country when she fell from a cliff, the French Federation of Mountaineering and Climbing confirmed.

“This terrible news has had a huge impact on her training partners, her coaches and her club, Chambéry Escalade,” the FFME statement read in part. “But today, the whole federation is in mourning.”

Sport climbing is set to make its Olympic debut at the rescheduled Tokyo Games in 2021. Douady, who won the youth world championship in bouldering last year in Italy, would have been a strong candidate to make the French team.

A statement from the International Federation of Sport Climbing described Douady as a “young, brilliant and talented athlete.”

“The IFSC’s thoughts and prayers are with Luce’s family and friends at this tragic time,” the statement continued. (www.usatoday.com)




Giornata Mondiale contro lo sfruttamento lavoro minorile: la denuncia di Terres des Hommes

VARESE, 12 giugno 2020-In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, 12 giugno, Terre des Hommes lancia l’allarme per il drammatico aumento del lavoro minorile in seguito alla pandemia.

Già prima della pandemia 152 milioni di minori dovevano lavorare e 386 milioni di bambini in tutto il mondo vivevano in condizioni di povertà estrema. A questi, a causa del Covid-19, si aggiungeranno altri 66 milioni1 di minori caduti nel baratro della povertà se non verranno prese adeguate misure. “Per milioni di bambini la crisi causata dal Covid-19 ha il volto della fame, dello sfruttamento e della fine di ogni speranza di opportunità educative.E’ fondamentale che i governi nazionali e la comunità internazionale diano priorità ai bisogni dei bambini delle fasce di popolazione più svantaggiate nei loro programmi di aiuto per la pandemia di Covid-19”, dichiara Paolo Ferrara, Direttore generale di Terre des Hommes. “Oltre agli aiuti alle famiglie si pensi anche a sostenere attivamente l’istruzione. La riapertura delle scuole deve essere accompagnata da programmi di recupero scolastico per evitare che i bambini abbandonino la scuola e finiscano per lavorare”.

Questo, purtroppo, in molti casi è già accaduto.

Sfruttamento minorile in Iran

Ritu, 12 anni, lavora come domestica dall’inizio del lockdown. Fino ad allora, lei e i suoi due fratelli andavano alla scuola pubblica in una baraccopoli della città di Davanagere, nello stato indiano del Karnataka. Anche se suo padre lavorava come spazzino, il cibo in casa è sempre stato scarso. Dopo il lockdown decretato dall’India dal 23 marzo le scuole sono state chiuse e il padre non ha potuto più lavorare. Già due giorni dopo la famiglia non aveva né soldi né provviste. Per andare avanti il padre di Ritu ha trovato un lavoro per sua figlia come domestica di una famiglia della classe media. Adesso la bambina lavora tutta la settimana e guadagna 1.000 rupie al mese, l’equivalente di circa 12 euro. Questo lavoro è illegale, sia a causa del coprifuoco, sia perché in India non si può lavorare fino all’età di 14 anni.

Ritu è una delle milioni di bambine e bambini nel mondo che la crisi economica conseguente l’emergenza Covid sta strappando dalla scuola e costringe a lavorare in condizioni di sfruttamento.

Se prima della pandemia i bambini erano colpiti in modo sproporzionato dalla povertà2 e oltre 152 milioni di loro lavoravano, 733 dei quali occupati in una delle peggiori forme di lavoro minorile (schiavitù, prostituzione, lavori forzati, pericolosi, attività illegali), si stima che altri 66 milioni di bambini siano a rischio di povertà estrema a causa del Covid-19.

Particolarmente colpiti sono i bambini i cui genitori lavorano nel settore informale come venditori ambulanti, domestiche, spazzini, lavoratori edili o agricoli (nei paesi in via di sviluppo questo settore può arrivare al 95% degli occupati). Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, a maggio 2020 1,6 miliardi di persone impiegate nel settore informale hanno visto azzerarsi il loro reddito a causa della chiusura totale. Ciò si tradurrà inevitabilmente in un forte incremento del lavoro minorile. A rischio anche i minori già svantaggiati, come bambini di strada, orfani o abbandonati, minori rifugiati, migranti, bambini che vivono in zone di conflitto.

Le organizzazioni partner di Terre des Hommes stanno osservando un aumento ben visibile del lavoro minorile in molti Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Nelle grandi città ci sono più bambini che chiedono l’elemosina, o vendono merce per strada. Nelle piantagioni i bambini in età scolare lavorano con i genitori. Nelle Filippine, con la perdita dei proventi dal turismo e la chiusura delle scuole, sono sempre di più i minori che si prostituiscono davanti alla webcam. L’Europol ha dichiarato che globalmente la domanda di pornografia infantile in rete è aumentata con l’inizio del lockdown.

Secondo l’UNESCO, a maggio 1,5 miliardi di studenti in 186 paesi non hanno potuto frequentare la scuola per il lockdown. La chiusura delle scuole ha significato la perdita del più importante pasto per 365 milioni di bambini4, spesso l’unico pasto del giorno. L’alternativa è la fame.

Foto da open.online

Nei Paesi più poveri milioni di ragazze e ragazzi stanno perdendo completamente il loro legame con la scuola ed è altamente probabile che non tornino più a scuola, perché devono contribuire al reddito familiare. I bambini provenienti da famiglie povere che vivono in zone senza elettricità o che non possono permettersi computer e connessioni internet non hanno la possibilità di seguire la didattica a distanza. Questo significa che il loro rendimento scolastico, spesso già scarso, alla riapertura sarà talmente basso che sarà impossibile recuperare il tempo perduto.

Inoltre, la chiusura delle scuole e dei centri giovanili ha azzerato un sistema informale ma efficace di allarme contro la violenza domestica, i matrimoni precoci e lo sfruttamento dei bambini. È indispensabile che vengano messe in atto tutte le misure possibili perché la loro riapertura avvenga nel più breve tempo possibile.




La Lituania pronta ad accogliere turisti italiani: ”Per noi una grande risorsa”

MILANO, 10 giugno 2020 – Dopo aver sperimentato con successo la Baltic Travel Bubble, vale a dire la libera circolazione di persone tra le tre Repubbliche Baltiche, dal primo giugno la Lituania ha finalmente allentato le misure di blocco e riaperto i propri confini anche ai turisti italiani, che potranno recarsi nel Paese senza dover ricorrere ai 14 giorni di autoisolamento previsti fino a poche settimane fa.

“Siamo entusiasti all’idea di accogliere nuovamente in Lituania i turisti italiani” afferma Indrė Slyžiūtė, Responsabile per il mercato italiano di Lithuania Travel. “L’Italia è sempre stata un mercato prioritario per noi, capace di portare 48.994 visitatori nel 2019 (+13.2% sul 2018). Abbiamo già ripreso una fitta collaborazione con gli operatori italiani, per pianificare insieme i prossimi passi e per tornare a essere, già da questa estate, una destinazione di riferimento per tutti coloro che vogliono trascorrere una vacanza all’aria aperta in un Paese di autentica bellezza, immergendosi nel verde e conoscendo da vicino le tradizioni e la cultura lituane”.

Grazie alle misure di contenimento del covid-19, l’intera Lituania sta gradualmente allentando le restrizioni e ritornando alla normalità. Le maggiori attrazioni del Paese sono già tutte operative, pur nel rispetto del distanziamento sociale e della massima sanificazione, e non è più richiesto di portare la mascherina negli spazi all’aperto. Hotel, caffè e ristoranti hanno regolarmente ripreso le loro attività, mentre stanno ripartendo anche gli eventi, seppur con pubblico limitato.

Anche i collegamenti aerei stanno aumentando giorno dopo giorno. Dal 1 di luglio saranno pianificati i voli Ryanair da Bergamo e Roma Ciampino per Vilnius e da Milano Malpensa e Napoli per Kaunas, mentre dalla fine di ottobre saranno disponibili da Treviso per Vilnius e da Bologna per Kaunas. In attesa dell’autorizzazione da parte del governo lituano i voli diretti Wizzair saranno attivi da Malpensa per Vilnius. Oltre ai voli verso l’Italia, per ora sono già riprese regolarmente le tratte verso Lettonia, Estonia, Germania, Francia (Parigi), Norvegia e Finlandia e Paesi Bassi.

Lituania turistica

Lituania turistica
Vilnius Castello di Gediminascredit GoVilnius
Lituania turistica
Klaipeda_credit TKIC
Klaipeda_credit Andrius Gailiunas-Lithuania Travel
Lituania turistica
Lituania turistica
Lituania turistica
Lituania turistica Vilnius Castello di Gediminascredit GoVilnius Lituania turistica Klaipeda_credit TKIC Klaipeda_credit Andrius Gailiunas-Lithuania Travel Lituania turistica Lituania turistica Lituania turistica

“Con la nostra bassa densità di popolazione ed i punti di interesse non limitati ad una sola città, siamo sempre stati una destinazione poco affollata. Sono sicuro che quest’anno la Lituania può offrire quel tipo di vacanza rilassante e salutare, combinando esplorazione della natura e turismo culturale, che molti in tutto il mondo meritano e desiderano”, afferma Dalius Morkvėnas, Direttore di Lithuania Travel.Oltre all’Italia, l’alleggerimento delle misure riguarda anche altri Paesi europei: Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Lettonia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svizzera.

Le misure aggiornate, in continua evoluzione, possono essere consultate qui: https://koronastop.lrv.lt/en/quarantine-announced-throughout-the-territory-of-the-republic-of-lithuania-attached-resolution-1

Per informazioni sulla Lituania: https://www.lithuania.travel/it/



Germania, galleggianti da piscina ai clienti per mantenere le distanza

SCHWERIN (Germania), 18 maggio 2020-Un bar tedesco nel nord-est del paese si è inventato una maniera creativa per far rispettare il distanziamento sociale ai clienti dopo la riapertura.

Il Café Rothe di Schwerin, nello stato del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ha caricato su Facebook una foto in cui si vedono le persone sedute ai tavolini della terrazza con dei cappelli muniti di tubi galleggianti da piscina

La proprietaria del locale, Jacqueline Rothe, ha spiegato a Euronews che il caffè ha riaperto dopo una chiusura forzata di sei settimane.

L’emittente televisiva tedesca, RTL, si è recata sul posto per intervistare i clienti mentre sul loro capo ondeggiavano i lunghi galleggianti (della misura di 1,5 metri ciascuno)

“L’iniziativa è stata grandiosa. Mantenere la distanza sociale è la cosa più importante”, ha detto Rothe a Euronews. Il concetto è divertente, ha aggiunto, “soprattutto di questi tempi, che sono tutto tranne che divertenti”.




Protesting Trump Supporters ‘Berate’ and ‘Practically Chase’ TV Reporter

LONG ISLAND (NY), may 15, 2020-Mean-spirited, Trump-supporting reopen protestors took out their frustrations on a local reporter who was covering their rally.

Kevin Vesey, a TV reporter for News 12 Long Island, withstood verbal barbs and was “practically chased” by several angry rally-goers during a Thursday protest in the Commack area of Long Island, N.Y.

Vesey first shared a portion of a video on Twitter that showed him being consistently harassed by protesters yelling, “You shouldn’t be here,” and “You are the enemy of the people.”

Vesey wrote about how vehement the protesters were and that he was only doing his job: “The level of anger directed at the media from these protestors was alarming. As always, I will tell a fair and unbiased story today.”

Later the local reporter shared the segment that aired on News 12 Long Island and described the experience as unforgettable.

“I’ll probably never forget what happened today. I was insulted. I was berated. I was practically chased by people who refused to wear masks in the middle of a pandemic. All the while, I was there to tell THEIR story,” Vesey wrote.

The protesters were there to send a message about their displeasure with the safety policies put into place by the state due to the coronavirus. But if they truly want their reopen message to be heard, you’d think some media coverage would be welcome. The reason to rally or protest, one would think, is to draw enough attention that would then exert pressure on local officials to make changes. But that does not appear to be their aim, and their distrust of the media seems to be so entrenched that they don’t take that into consideration. Instead, they resort to what their leader has mastered — simply airing grievances. (www.rollingstone.com)




Israele riapre i grandi parchi nazionali

TEL AVIV, 9 maggio 2020-A seguito di un importante e costante calo di casi di COVID-19, il governo israeliano ha recentemente inaugurato una nuova fase, per ritornare alla normalità al più presto, ma in tutta sicurezza. Questa nuova routine, che investirà inizialmente i mesi di maggio e giugno vedrà ripartire, seppur gradualmente, attività fondamentali come scuole, musei, negozi e imprese pubbliche e private. Da metà giugno torneranno anche cinema, teatri, ristorante e lo sport agonistico.

Uno dei settori maggiormente coinvolti dalla riapertura è quello dei grandi parchi nazionali, con la Israel Nature and Parks Authorities che ha già lanciato un piano per la ripresa delle visite in 20 aree sotto la sua giuridizione. Tra le aree coinvolte dal provvedimento troviamo siti di grande interesse turistico, come Cesarea, Apollonia, En Gedi, Masada, Banias e Hula.

La riapertura dei parchi, resa possibile grazie alla stretta collaborazione con i Ministeri della Salute e del Turismo, è partita lo scorso 6 maggio e avverrà in maniera graduale, così da garantire la sicurezza e il benessere di tutti i visitatori senza nulla togliere alla loro esperienza nel parco. Ognuna delle aree coinvolte avrà una quota massima di visitatori giornaliera e sarà accessibile solo su prenotazione, in modo da rendere più semplice il monitoraggio degli ingressi e il rispetto del distanziamento sociale.

Anche lo staff del parco prenderà tutte le precauzioni necessarie per la tutela dei visitatori: le reception sono state dotate di separatori, il personale è tenuto ad indossare mascherine e sono state installate diverse postazioni per la distribuzione di disinfettante.

In attesa di una ripresa del turismo internazionale, gli israeliani hanno accolto con entusiasmo la riapertura ei parchi: il primo weekend è andato presto sold-out, con oltre 50.000 prenotazioni in poche ore. La settimana prossima è prevista la riapertura di altri 20 tra parchi e riserve naturali, oltre a 6-8 campeggi.

“La riapertura dei parchi e delle riserve naturali di Israele, vero  tesoro di questa nazione, rappresenta un segnale molto positivo verso il ritorno alla normalità – afferma Avital Kotzer Adari, direttrice dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo. “Ci auguriamo di poter tornare presto ad accogliere turisti da tutto il mondo e a far scoprire loro le nostre meraviglie, incantevoli sia dal punto di vista archeologico che da quello naturalistico”.

I 20 parchi e riserve attualmente aperti sono: Ma’ayan Harod, Caesarea, Yarkon-Tel Afek, Yarkon Sources, Apollonia, Bet Guvrin, Herodium Castel, En Gedi Antiquities, Masada, HaBesor Park, Banias, Snir Stream, Ayun Stream, Yehudiya, En Afek, Hula, Taninim Strram,  Enot Tsukim, En Gedi, Matsok HaTsinim.

Israele resta un Paese dagli elevatissimi standard sanitari e prenderà ogni altra misura ritenuta necessaria per tutelare la salute dei suoi cittadini e dei suoi visitatori.

Tutte le informazioni sulla riapertura dei parchi saranno disponibili in tempo reale sul sito ufficiale della Israel Nature and Parks Authority: www.parks.org.il/en/




L’Ungheria ”caccia” malati terminali dagli ospedali per fare posto a pazienti Covid

VARESE, 6 maggio 2020-L’Ungheria ha dato ordine di liberare letti per malati Covid-19 negli ospedali pubblici, e di conseguenza migliaia di pazienti si sono trovati senza cure da un giorno all’altro. Si teme che persone con patologie terminali, tumori o altre malattie croniche siano state “buttate fuori”, finendo in strutture alternative o, talvolta a casa dai propri parenti. Lo riporta un articolo pubblicato oggi dal sito euronews.com 

La denuncia arriva da Human Rights Watch (HRW). L’Ong raccoglie la testimonianza di un’infermiera, Athina Németh, che si era impegnata a prendersi cura di dieci dei pazienti dimessi. Nove di loro, malati oncologici, sono morti. Uno di questi era stato mandato a casa con una ferita allo stomaco ancora aperta.




Ambiente, il Nobel Williams su Immagina difende la causa dell’amazzonia ecuadoriana

VARESE, 5 maggio 2020-“Tra il 1964 e il 1990, la Texaco oil ha deliberatamente sversato circa 17 milioni di galloni di petrolio greggio, scaricato 16 miliardi di galloni di acque reflue tossiche in fiumi e torrenti, e scavato centinaia di pozzi aperti nella foresta Amazzonica, per smaltirvi rifiuti pericolosi. La decimazione dell’ambiente che ne è conseguita è nota come ‘la Chernobyl dell’Amazzonia’, e le persone che vivono lì ne subiscono da allora le conseguenze”. E’ on line l’articolo scritto in esclusiva per Immagina da Jody Williams, premio Nobel per la pace nel 1997A difesa di Steven Dozinger,  il principale avvocato dell’accusa nel caso Chevron e delle popolazioni indigene dell’Amazzonia ecuadoriana.

“Lo scorso 17 aprile, 29 premi Nobel di varie categorie hanno rilasciato una dichiarazione a supporto della sentenza  – scrive Williams – che ha condannato la compagnia energetica Chevron a pagare 9,5 miliardi di dollari per aver inquinato l’Amazzonia ecuadoriana. Un’iniziativa di cui sono stato il primo promotore”.

Sul sito vengono ripercorsi le diverse tappe della storia dando una lettura ad ampio raggio su ciò che è accaduto: “Le azioni perpetrate contro l’ambiente, ovunque siano messe in atto, ci colpiscono tutti, ovunque”  è la riflessione da condividere.

 

 




“Siamo bloccati nelle ambasciate da quasi due mesi e vogliamo tornare a casa”: appello per tornare in Italia

VARESE, 4 maggio 2020- Bloccati. Bloccate. Questo siamo, sparsi nel mondo, ormai da quasi due mesi. Senza la possibilità di poter rientrare nelle nostre case, con la paura che ci attanaglia giorno dopo giorno e vivendo di insicurezze quotidiane.

Siamo viaggiatori e viaggiatrici, madri e padri, lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti, gente partita per fare del volontariato, persone con cani di supporto emotivo a seguito.Ci siamo ritrovati, incolpevoli, bloccati in Paesi che non sono i nostri di residenza, lontani migliaia di chilometri dai nostri affetti.

Da settimane proviamo a richiedere dei voli sicuri e protetti per poter far rientro in Italia. Settimane e settimane di mail, chiamate giornaliere e timori. Le nostre preoccupazioni sembrano non avere mai fine. Le ambasciate organizzano voli di rado, e spesso questi voli costano fortune, migliaia di euro. Quando ci sono. Perchè in tanti Paesi, questi voli, nemmeno vengono organizzati.

Ci dicono che stanno facendo del loro meglio,ma a noi pare di essere dimenticati, abbandonati al nostro destino, fatto spesso di precarietà e difficoltà. Non è facile vivere da settimane chiusi in ostelli o hotel di fortuna, o in qualche appartamento affittato all’ultimo o ospiti di amici, amiche, conoscenti. Pagando spesso di tasca nostra il tutto, senza che le nostre Ambasciate ci forniscano supporto.

Ambasciata italiana a Città del Messico

L’Italia non sta usufruendo dei fondi europei del meccanismo di protezione civile EUCPM, che coprirebbero fino al 75 % dei costi di un volo.

Sappiamo dei fondi dell’UE, appositamente stanziati per i voli di rimpatrio dei cittadini europei tramite il meccanismo di protezione civile europea (EUCPM). Questi fondi coprono fino al 75% i costi dei voli di rimpatrio, permettendo cosí che i costi dei biglietti rimangano accessibili e non gravino ulteriormente sulle tasche (già svuotate dai voli cancellati e mai rimborsati) dei cittadini europei. Fino al 24/4 sono stati organizzati ben 235 voli utilizzando i fondi EUCPM, dalla maggior parte degli Stati membri. Dall’Italia, invece, ne è stato organizzato solo 1 (a Febbraio da Tokyo per 37 persone). Quando interrogati in merito, Ambasciate e Farnesina tergiversano o danno spiegazioni fittizie, che vengono poi smentite dalla stessa UE (vedi articolo del 30/04/2020 de La Repubblica)

Non riusciamo a capire come mai in molti Paesi non vengano organizzati voli dalla Farnesina. Non riusciamo a capire perchè bisogna sempre appoggiarsi a voli organizzati da altri Paesi. Non riusciamo a capire perchè questi voli costano così tanto.

Ci rispondono che i voli hanno un costo elevato, per organizzarli. O che siamo troppo pochi per essere rimpatriati.

E quindi? Quanto valgono le nostre vite? Abbiamo un tariffario?

In questo momento così delicato per tutti e tutte, in cui il Coronavirus ha scoperchiato tutte le problematiche della nostra società, non vogliamo più credere che il denaro, i profitti, i soldi, valgano di più delle nostre vite. Questa situazione, questa pandemia, ci ha insegnato che la tutela delle persone, che la salute collettiva e la salvaguardia delle vite umane sono le cose più importanti che abbiamo, e che, di certo, non valgono meno di soldi e denaro. Perchè è ora di finirla con questa vecchia tiritela di anteporre gli interessi economici dinanzi alle nostre vite.

Chiediamo a gran voce di poter tornare in Italia. Di poterlo fare in sicurezza. Tutti e tutte. Sentendoci protetti da uno Stato, quello italiano, che pensi a tutelarci. Con dei voli a prezzi regolari, normali.

Chiediamo al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio e a tutte le Ambasciate italiane nel mondo di organizzare fin da subito dei voli e di farci tornare finalmente a casa.

Siamo stanchi, arrabbiati e delusi.

Qui, o se ne esce tutti e tutte assieme, o non se ne esce.

PRIMI FIRMATARI DELL’APPELLO

[Luca Profenna-Bolivia|Francesca Montani-Australia|Patricia Pareja-Ecuador|Anna Serrai – Cuba|Luca Spaventi- Kenya|Sandra Vera-Ecuador|Giuseppe Audino-Ecuador|Francesca Bazzana-Panama|Michela Palmas-Austria|Giulia Marocchino-Bolivia|Deborah Stampacchia – Emirati Arabi Uniti|Jonathan|Martinez Tiban-Ecuador|Monica Singh-India|Andrea Guevara-Ecuador|Chiara Corgianese-Argentina|Fatima Cruz-Ecuador|Mirella Ferrazzani-Kenya|Zarella Rodriguez-Ecuador|Bassam Aijurf-Kenya|Nicole Testini-Ecuador|Leonardo Di Biase-Messico|Emma Navarrete Testini -Ecuador|Denise Zabalaga-Bolivia|Francesco Pozo-Ecuador|Marina Brattoli-Argentina|Nadia Fares-Marocco|Marco Tirozzi-Mauritania|Gloria Ripaldi-Bolivia|Vera Sandra-Ecuador|Matteo Zanesi-Bolivia|Chiara Rocchetti- Cile|Mattia Zoni-Tunisia|Sonia Storti-Messico|Ramona Giacci-Kenya|Davide Fondi-Kenya|Cristina Fajardo-Ecuador|Vanina Vio- Malesia|Lidia Guerrero-Ecuador|Marco Meregalli-Colombia|Teresa Moncayo-Ecuador|Angie Macias-Ecuador|Fares Hassan-Marocco|Kevin Lopez-Argentina|Yobel Alcivar-Ecuador|Wellington Catota Tiban-Ecuador|Vito Starace-Kenya|Carlo Gregorio De Re- Bolivia|Jeannete Villarroel-Bolivia|Danilo Paiardini- Argentina|Alfredo Villon Rosales-Ecuador|Arrafi Fatima-Marocco|Angie Macias-Ecuador|Walter Vescia-Colombia|Lizbeth Armijos-Ecuador|Irene Titarelli-Kenya|Iver Avalos Alvares-Bolivia|Maria Tiban Cando-Ecuador|Gabriela Coelo-Ecuador|Roberto Miesi-Ecuador|Sandro Giacci-Kenya|Girolamo Di Paolo – Vietnam|Marysil Genovese-Argentina|Danielle Simone Valle Pallucci- Kenya|Analia Leonardi- Argentina|Shannel Samaniego- Ecuador|Amina Mouch- Marocco|Simone Franceschelli- Bolivia|Carmine Farina- Usa, California|Paolo Femia- Bolivia|Mariana Garcia- Ecuador|Licia Berni-Tunisia|Antony Mero – Ecuador|Giorgia Gerenzani-Messico
Ennio Bagnuolo-Perù|Fulvia Gerenzani-Messico|Mery Narcisa Holguin Mendoza-Ecuador|Alfredo Arellano Garcia- Ecuador|Narcisa Naranjo Tocalema-Ecuador|Piero Mangiarino-Bolivia|Jenny Nieves-Ecuador|Sandra Francioso-Kenya|Fabrizio Puccini-Kenya|Annalisa Peluso-Bolivia|Magda Guermandi- Myanmar|Rita Venturini-Messico|Marco Gerenzani-Messico|Susana Amparo Requena Morales-Ecuador|Marina Abram-Argentina|Stefania Uzho-Ecuador|Karen Gonzalez-Ecuador|Nestor Vulgari Cordova-Ecuador|Luca Blhacine-Messico|Marco Massimi-Messico|Giulia Crocoli-Cambogia|Julia Parodi-Thailandia|




I nostri italiani dimenticati a bordo della Oasis of the Seas: ”Ci hanno tolto l’acqua e la dignitá”

MILANO, 27 aprile 2020– «Ieri il Capitano alle ore 8.00 del mattino, attraverso l’interfono, ci ha comunicato che nelle nostre stanze, dove siamo confinati dal 25 marzo in quarantena; non forniranno più i due litri d’acqua quotidiani e la carta igienica così come le lenzuola.

Per averle dovremmo recarci nelle zone dove ci sono i distributori e pagarle di tasca nostra. Hanno inoltre diviso in due scaglioni i momenti di uscita dato che siamo in 1600 circa. Sulla nave ci sono stati decessi per Covid e ci sono ancora pazienti, ragazzi, colleghi e membri positivi al Covid. Farci uscire dalle nostre cabine potrebbe essere un massacro di contagi che non è spiegabile. Abbiamo paura. Perché lo Stato ci ha dimenticato? Uscire dalle nostre cabine per comprare l’acqua è una mossa che ci ammazza umanamente e psicologicamente»

Riccardo Rapisarda e  Giovanna Salaris, nonostante siano stati licenziati lo scorso 25 Marzo, si trovano ancora a bordo della nave Oasis of the Seas.  La compagnia di crociera, la Royal Carribean, li trattiene a bordo “trattenendo”  i loro passaporti e non fornendo alcuna assicurazione sanitaria.

Dov’è il console di Miami Cristiano Musillo? Dov’è lo Stato? Ci hanno promesso che saremmo tornati in Italia ben due volte e ne abbiamo le prove e i documenti, ci hanno anche fatto “quasi” partire e trasferire su un’altra nave e poi ci hanno rispedito indietro, definendoci “Aliens” persone che possono infettare. Non avendo un contratto perché siamo ancora a bordo di questa nave in mezzo al mare? La nostra quarantena sulla nave è terminata, riportateci a terra o in sicurezza. Ma salvateci come ci avete promesso».

Con la dichiarazione del Capitano di fine quarantena ai nostri connazionali viene tolta la possibilità di essere riforniti di beni primari come acqua in bottiglia e carta igienica.  Dovranno provvedere all’acquisto singolarmente e spostandosi dalle loro cabine in zone “poco sicure”.

Questa decisione li porrebbe nella condizione forzata di uscire dalla propria cabina per andare a reperire i beni di prima necessità, esponendoli ad un possibile rischio di contatto con eventuali malati. Inoltre questa mossa potrebbe causare nuovi positivi e una nuova quarantena che allungherebbe i tempi. Infatti è ipotizzabile e del tutto possibile, che nel momento in cui escano dalla loro cabina e si espongano al possibile rischio di contagio, venga chiesto loro, prima del rimpatrio, un ulteriore periodo di quarantena, allungando notevolmente i tempi del loro ritorno a casa.

La vicenda sembra non avere una facile ed immediata risoluzione. L’Avvocato Antonella Minieri che sta seguendo il caso, ha consigliato in via preventiva, a Riccardo Rapisarda e Giovanna Salaris di non lasciare per nessun motivo la loro cabina per non esporsi a possibile contagio.

Ecco la copia del testo della lettera, Giovanna Salaris – lettera al console